Ebola, medico Usa guarito a Berlino. L’incognita del focolaio africano
Peter Stafford, infettato dal raro ceppo Bundibugyo mentre operava in Congo, è stato dimesso dalla Charité dopo cure sperimentali. L’Oms stanzia 518 milioni contro un’epidemia che ha già varcato i confini ugandesi.

Il medico americano Peter Stafford, contagiato dal virus Ebola nella Repubblica Democratica del Congo, è stato dimesso sabato dall’ospedale Charité di Berlino dopo oltre due settimane di isolamento e terapie sperimentali. Stafford, 39 anni, chirurgo per l’organizzazione missionaria Serge, aveva contratto il raro ceppo Bundibugyo – per il quale non esistono vaccini né cure approvate – mentre operava un paziente nell’est del paese, prima che l’epidemia venisse dichiarata ufficialmente il 15 maggio. «Le parole non bastano per esprimere la mia gratitudine. Il mio pensiero va a chi in Congo non ha accesso a cure simili», ha dichiarato il medico, la cui vicenda ha tenuto con il fiato sospeso l’opinione pubblica internazionale.
Il ricovero alla Charité, uno dei centri europei più attrezzati per le malattie infettive, ha previsto l’uso di antivirali e misure di supporto fin dalla prima settimana, in linea con i protocolli internazionali. L’isolamento è stato revocato dopo che il virus non era più rilevabile dal 30 maggio. Anche la moglie, medico volontario con Serge, e i quattro figli, evacuati insieme a lui e posti in quarantena obbligatoria, sono stati dimessi sani. La vicenda dimostra la capacità delle strutture sanitarie tedesche di gestire casi ad alta pericolosità, ma sottolinea anche la disparità di risorse tra Nord e Sud del mondo: un successo terapeutico che, secondo gli analisti di Bruxelles, rafforza la necessità di una cooperazione sanitaria globale.
Sul fronte africano, però, la situazione resta critica. Secondo gli ultimi dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, nella RDC si contano 452 casi confermati e 82 decessi, mentre in Uganda, dove l’epidemia si è estesa, i casi confermati sono 19 con due morti accertate. L’Oms ha annunciato un piano da 518 milioni di dollari per rafforzare la capacità di prevenzione e risposta del continente, imparando dalle crisi precedenti. La diffusione del focolaio in aree di conflitto con sistemi sanitari fragili ripropone, nell’ottica degli esperti africani, l’urgenza di un accesso equo a vaccini e terapie, ancora inesistenti per il ceppo Bundibugyo a differenza di quanto avvenuto per il più comune Zaire.
La guarigione di Stafford rappresenta un importante successo clinico, ma il caso riaccende il dibattito sulla sicurezza sanitaria globale. Mentre l’Europa rafforza i protocolli di sorveglianza alle frontiere, le disuguaglianze di cura rischiano di diventare condanna per intere popolazioni. La lezione dell’epidemia in corso, avvertono da Ginevra, è che nessun paese è al sicuro finché l’accesso alle cure sperimentali e alle infrastrutture di base non sarà garantito ovunque.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
Il successo della Charité di Berlino: dopo due settimane di lotta, il medico americano infettato in Congo è guarito dall'Ebola e dimesso. Un trionfo per la sanità tedesca, che dimostra competenza e tempestività.
Un medico americano in missione umanitaria in Congo contrae il virus Ebola, viene evacuato a Berlino e si riprende completamente. La vicenda mette in luce l'impegno dei volontari USA all'estero e la gioia per il lieto fine.
Un chirurgo statunitense, operatore di un'organizzazione missionaria cristiana nell'est della RDC, ha contratto l'Ebola prima che l'epidemia venisse dichiarata ufficialmente. Dopo le cure a Berlino, lui e i suoi familiari, posti in quarantena, stanno bene. La cronaca colloca l'evento nel contesto della lotta all'epidemia nella regione.
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