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Bolivia, la protesta non si placa: gli Usa schierano lo Scudo delle Americhe

Dopo oltre un mese di blocchi stradali e arresti, Washington offre sostegno pieno a Rodrigo Paz. Le reazioni in America Latina spaccano il fronte regionale, mentre l’Europa resta in silenzio.

Geopolitica10 testate3 lingue3 min letturaAgg. 04:16

La crisi boliviana ha raggiunto il trentaseiesimo giorno di protesta, con oltre ottanta blocchi stradali che stanno strangolando l’approvvigionamento di cibo e medicinali nelle principali città, in particolare La Paz ed El Alto. Il governo di Rodrigo Paz, sostenuto apertamente dal segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth, ha disposto l’arresto di figure di spicco del movimento, tra cui l’ex senatrice del Mas Simone Quispe e il dirigente sindacale Justino Apaza, accusandoli di terrorismo e istigazione a delinquere. La mossa è stata accompagnata dall’intervento notturno delle forze armate per liberare la via del Río Abajo, cruciale per il rifornimento di frutta e verdura, mentre il nuovo ministro della Difesa, Ernesto Justiniano, ha guidato le operazioni dopo le dimissioni dei suoi due predecessori, segno di un esecutivo sempre più fragile.

La prospettiva di Washington, che inserisce la Bolivia nella nuova architettura di sicurezza continentale dello Scudo delle Americhe, è stata giudicata da molti osservatori sudamericani come un avallo a una deriva autoritaria. Dodici governi della regione – tra cui Argentina, Cile, Ecuador e Paraguay – hanno sottoscritto un comunicato che condanna “gli sforzi cinici per rovesciare il governo legittimo” e accusa i manifestanti di essere finanziati dal narcotraffico, senza tuttavia fornire prove. Dal Messico, la presidente Claudia Sheinbaum ha invece ribadito il principio di autodeterminazione dei popoli, segnando una distanza netta rispetto all’interventismo statunitense. Le organizzazioni sociali boliviane denunciano le detenzioni come “sequestri” e rilanciano il ricatto della crisi umanitaria, mentre il Senato di La Paz ha appena approvato una legge che regolamenta gli stati d’eccezione, aprendo di fatto alla possibilità di un estado de sitio.

Il conflitto ha riacceso discorsi razzisti che percorrono la società boliviana, con cittadini di origine aymara e quechua che accusano il governo di abbandono delle aree rurali. Secondo analisti brasiliani, la situazione boliviana è parte di un più ampio riassetto politico in Sudamerica, che vede la Colombia di Gustavo Petro arretrare sulle riforme e il Perù alle prese con un ballottaggio presidenziale incerto. L’elemento di novità è il ruolo dello Scudo delle Americhe, coalizione militare voluta da Donald Trump per il contrasto al narcotraffico, che oggi si trasforma in strumento di pressione politica. L’Europa, pur silenziosa, segue con preoccupazione gli sviluppi: la Bolivia è fornitore strategico di litio, materiale essenziale per la transizione energetica del Vecchio Continente. Per Bruxelles, un collasso della democrazia nel Paese andino potrebbe pregiudicare le filiere di approvvigionamento e rafforzare la presenza cinese, già attiva nel settore estrattivo.

L’epilogo della crisi resta aperto. Se il presidente Paz dovesse ricorrere allo stato d’assedio, lo scontro con le frange radicali vicine all’ex presidente Evo Morales rischia di incendiarsi. Le prossime ore diranno se il sostegno esterno servirà a stabilizzare il governo o se, al contrario, contribuirà a delegittimarlo ulteriormente agli occhi di una piazza sempre più esasperata dalla penuria di beni essenziali. L’Italia, che mantiene relazioni cordiali con La Paz e partecipa a progetti di cooperazione, non ha ancora espresso una posizione ufficiale, ma il deterioramento del quadro potrebbe richiedere una presa di posizione europea più netta.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa latinoamericana · bolivariana_progressistaStampa europea continentale · mediterraneaStampa atlantica / anglosfera · sicurezza
Stampa latinoamericana/ bolivariana_progressistaallarmeindignazione

In Bolivia, oltre un mese di proteste sociali contro il presidente Rodrigo Paz ha portato all'arresto di leader dei manifestanti, definiti 'sequestri' dalle organizzazioni popolari, e all'approvazione di una legge sullo stato d'eccezione con l'appoggio militare degli Stati Uniti. La stampa latinoamericana mette in luce la risposta repressiva e l'interventismo statunitense, dando voce al principio di autodeterminazione dei popoli.

Stampa europea continentale/ mediterraneapragmatismotrionfo

Lo Scudo delle Americhe, promosso dall’amministrazione Trump, sostiene con forza il presidente boliviano Rodrigo Paz di fronte all’offensiva delle forze radicali vicine a Evo Morales. La coalizione condanna i continui tentativi di rovesciare un governo legittimamente eletto, inquadrando la crisi come uno scontro tra stabilità democratica e radicalismo destabilizzante.

Stampa atlantica / anglosfera/ sicurezzapragmatismotrionfo

Gli Stati Uniti e lo Scudo delle Americhe hanno emesso una dichiarazione di condanna contro i continui tentativi di rovesciare il governo democraticamente eletto della Bolivia, denunciando i tentativi cinici di bloccare le consegne di cibo e medicinali. Presentano il presidente Rodrigo Paz come baluardo dell’ordine democratico contro forze che cercano di riportare il paese indietro.

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