Backrooms: dai corridoi di 4chan al trionfo di A24
Con un regista ventenne e un'idea nata online, l'horror virale diventa il miglior debutto di sempre per lo studio indipendente. Un fenomeno che riscrive il linguaggio della paura.

L'ultimo film di A24, Backrooms, diretto dal ventenne Kane Parsons, rappresenta una svolta per il cinema horror contemporaneo. Nato come creepypasta su 4chan nel 2019, il concetto di corridoi gialli, desolati e infiniti si è trasformato da serie web amatoriale su YouTube – girata da Parsons a soli sedici anni – in un lungometraggio che è diventato il miglior debutto cinematografico di sempre per lo studio indipendente. Il fenomeno, che ha accumulato miliardi di visualizzazioni su TikTok, dimostra come le sottoculture digitali possano generare eventi mainstream senza bisogno di star o strategie di marketing tradizionali.
Non si tratta di un caso isolato. Secondo gli analisti francesi, sta emergendo una nuova generazione di registi horror formati non nelle scuole di cinema, ma sulle piattaforme social. Opere come Obsession di Curry Barker o l'australiano Talk to Me confermano una tendenza che va oltre i Backrooms. Questi autori nativi digitali portano con sé una conoscenza intima delle ansie del pubblico e un'estetica forgiata nei formati brevi e found-footage del web. Gli esperti sottolineano come il genere horror, storicamente laboratorio del linguaggio cinematografico, si stia rinnovando attraverso talenti giovanissimi, capaci di attrarre un pubblico che Hollywood fatica a raggiungere.
Il fascino irresistibile dei Backrooms risiede, secondo gli osservatori spagnoli e italiani, nella capacità di trasformare spazi liminali – uffici anonimi, parcheggi vuoti, corridoi di emergenza – in simboli universali di alienazione e angoscia esistenziale. Il protagonista, un architetto fallito, si muove insieme alla sua psicoterapeuta in un ambiente che sfida le leggi della fisica, un labirinto infinito che diventa metafora del lato oscuro della psiche. Il suo percorso richiama, come ha notato la stampa iberica, il concetto junghiano di ombra, il luogo in cui risiede tutto ciò che abbiamo rimosso. Non è un caso che l'estetica dei Backrooms sia diventata un riferimento visivo per la Generazione Z, immersa in una cultura terapeutica e ossessionata dalla scoperta di sé.
Eppure, l'accoglienza del film non è unanime. Dall'America Latina giunge un'osservazione più cauta: il lungometraggio, nonostante la sua potenza concettuale, potrebbe non sviluppare appieno le promesse dei corti originali, lasciando l'impressione di un'occasione mancata. La narrazione, nel trasporre l'esperienza digitale sul grande schermo, rischia di perdere parte della sua inquietante vaghezza. Si rivela così la tensione tra la natura fluida e partecipativa della mitologia di internet e le strutture chiuse del cinema tradizionale.
Backrooms segna comunque una direzione futura. L'irruzione di questi fenomeni digitali nell'industria cinematografica suggerisce una trasformazione profonda dei modelli produttivi e di consumo. L'Europa, ancora legata a una tradizione autoriale, osserva con interesse queste dinamiche che, dagli Stati Uniti all'Asia, stanno riscrivendo la grammatica della paura. Che Backrooms diventi un franchise o resti un lampo generazionale, è chiaro che i nuovi maestri dell'horror continueranno a emergere dagli angoli più impensati del web, costringendo l'intera industria a ripensare cosa possa davvero significare "cinema".
Come la stessa storia è raccontata altrove.
Un'altra creatura dell'industria hollywoodiana nasce dal vasto immaginario di internet. Le infinite corsie gialle popolate da mostri anonimi catturano milioni di giovani, un fenomeno che la stampa occidentale celebra senza riserve. La vera notizia è la potenza del marketing digitale che trasforma una paura collettiva in un prodotto da sala.
I nuovi maestri dell'orrore non escono dalle scuole di cinema, ma da YouTube. Backrooms e altri film recenti dimostrano che il talento cresciuto sulle piattaforme video può raggiungere il successo di critica e pubblico, ridisegnando l'industria dell'horror. Esperti vedono in questo passaggio un'evoluzione inevitabile e promettente, un innesto di energia digitale nel cinema tradizionale.
Dai creepypasta di 4chan al miglior debutto di sempre per A24, Backrooms è un trionfo della fantascienza orrorifica nata dal basso. Il regista, appena ventenne e autodidatta, trasforma incubi liminali in un linguaggio visivo che mescola found footage e videogioco. L'umorismo amaro della modernità, ossessionata dalla terapia, trova in questo film il suo specchio più fedele.
Non basta un'estetica liminale virale per sostenere un lungometraggio. Il labirinto di Kane Parsons, pur partendo da un'idea intrigante sugli spazi di transito, non riesce a decollare, smarrendosi in una confezione che resta prigioniera del formato web. Le ambizioni cinematografiche si scontrano con una messinscena che non supera la fascinazione digitale e lascia lo spettatore in un vuoto di senso.
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