Attacchi israeliani in Libano: strage di operatori sanitari, ma i negoziati vanno avanti
Sale a 128 il numero di operatori sanitari uccisi in Libano da marzo, secondo l'OMS. Nuovi raid israeliani colpiscono civili e ospedali, mentre riprendono a Washington i colloqui di pace, con gli Stati Uniti che accusano Hezbollah di ostacolare un'intesa.

Mentre il conflitto tra Israele e le milizie di Hezbollah entra nel quarto mese, i raid israeliani sul sud del Libano continuano a infliggere un pesante tributo alla popolazione civile e al personale sanitario. Martedì, secondo il ministero della Salute libanese, un attacco ha provocato la morte di cinque persone, tra cui un bambino, e il ferimento di altre 48. Tra i feriti figurano un medico e altri operatori dell'ospedale colpito. L'agenzia di stampa statale libanese NNA riferisce che Israele ha attaccato circa 30 obiettivi nella giornata, in risposta al lancio di proiettili da parte di Hezbollah nella notte.\n\nL'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) lancia l'ennesimo allarme: in quasi tre mesi di ostilità, sono stati verificati quasi 190 attacchi contro strutture sanitarie, che hanno causato la morte di 128 operatori sanitari e il ferimento di altri 332. «Questi attacchi uccidono e mutilano, e privano la popolazione dei servizi sanitari di cui ha bisogno», ha denunciato Abdinasir Abubakar, rappresentante dell'OMS in Libano. L'ultimo episodio grave ha riguardato l'ospedale Jabal Amel nella città di Tiro, dove un bombardamento ha provocato decine di feriti. Solo nell'ultima settimana si sono registrati 11 attacchi, che hanno ucciso quattro persone e ne hanno ferite 24.\n\nNello stesso momento, a Washington, si tenta la via della diplomazia. È iniziata la quarta sessione di colloqui indiretti tra delegazioni israeliane e libanesi, sotto l'egida statunitense. Il Segretario di Stato Marco Rubio ha indicato in Hezbollah il principale ostacolo, affermando che «se non fosse per l'opposizione del gruppo filo-iraniano, Israele e Libano potrebbero concludere un accordo di pace già domani». Le parti, che non intrattengono relazioni diplomatiche, sono state ricevute al Dipartimento di Stato, ma nessun partecipante ha rilasciato dichiarazioni pubbliche.\n\nLa simultanea intensificazione dei raid e dei negoziati delinea un paradosso che preoccupa gli osservatori europei. Fonti diplomatiche a Bruxelles sottolineano come la continuazione della violenza rischi di vanificare gli sforzi di pace, mentre l'Italia e l'Unione Europea guardano con apprensione alla crescente instabilità nel Mediterraneo orientale, con possibili ripercussioni sui flussi migratori e sulla sicurezza energetica. D'altro canto, l'incapacità di raggiungere un cessate il fuoco dimostra la persistente influenza dell'Iran attraverso Hezbollah, che resta determinante negli equilibri regionali.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
Mentre Washington tenta di mediare una tregua, Israele continua le incursioni nel sud del Libano. Il capo della diplomazia americana attribuisce a Hezbollah la responsabilità del mancato accordo di pace. I colloqui procedono con delegazioni libanesi e israeliane separate.
Un bambino è tra le cinque vittime degli attacchi israeliani nel Libano meridionale. Il raid ha colpito anche l'ospedale governativo di Tebnine ferendo un medico e cinque dipendenti. L'offensiva ha preso di mira circa trenta obiettivi in una sola giornata, secondo fonti libanesi.
L'aviazione israeliana ha colpito un'auto sulla strada di Khaldeh, alle porte di Beirut, durante i negoziati di pace. A Tebnine, cinque civili, tra cui un bambino, sono stati uccisi e il personale ospedaliero ferito, in quello che il ministero della Sanità definisce l'ennesimo attacco del nemico israeliano contro strutture sanitarie. I raid continuano nonostante i colloqui in corso a Washington.
In tre mesi di escalation, gli attacchi israeliani in Libano hanno ucciso 128 operatori sanitari e ne hanno feriti oltre 330, secondo l'OMS. Quasi 190 strutture sanitarie sono state colpite, privando la popolazione di cure essenziali. L'organizzazione denuncia una sistematica violazione del diritto umanitario e chiede la fine immediata degli attacchi.
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