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Aggressione o calunnia? Ruby Rose accusa Katy Perry, tra Coachella e l’ombra di Trudeau

L’attrice australiana denuncia un abuso di vent’anni fa, smentita categorica della popstar. Sullo sfondo il festival californiano e la relazione con l’ex premier canadese Justin Trudeau.

Società7 testate3 lingue3 min letturaAgg. 09:39

L’accusa, pesantissima, è emersa sui social in risposta a una notizia apparentemente frivola: Katy Perry prendeva in giro Justin Bieber per il suo set a Coachella, mentre posava accanto al compagno, l’ex primo ministro canadese Justin Trudeau. Ruby Rose, attrice australiana nota per Orange Is the New Black, ha scritto su Threads che la stessa Perry l’avrebbe “aggredita sessualmente” vent’anni fa in un nightclub. La replica della popstar è stata fulminea: tramite il suo portavoce, ha bollato le dichiarazioni come “categoriche falsità” e “pericolose menzogne spericolate”.

Il dettaglio geografico è già motivo di controversia. Rose ha parlato di un locale di Melbourne, lo Spice Market, mentre fonti canadesi indicano Sydney, lasciando aperta una zona d’ombra sulla ricostruzione esatta. La vicenda si arricchisce di particolari raccapriccianti: l’attrice ha raccontato di aver vomitato subito dopo l’aggressione e di aver poi trasformato l’episodio in una “storia divertente da ubriachi”, tenendo segreta la verità per anni, anche perché Perry l’avrebbe aiutata a ottenere il visto per gli Stati Uniti.

Il teatro di questa tempesta mediatica è il festival californiano di Coachella, che quest’anno ha visto sfilare Justin Trudeau in versione “Trudoolie”: ex statista ormai libero da incombenze diplomatiche, cappellino da baseball alla rovescia, spaghetti istantanei mangiati con le bacchette in un angolo del festival. La stampa anglosassone ha coniato il termine per descrivere un “toolie” adulto, intrusivo e post-istituzionale. La coppia Perry-Trudeau, immortalata in quelle tenere e imbarazzanti pose festivaliere, è diventata il simbolo di una maturità che rincorre il mito dell’adolescenza.

Dalla Germania al Canada, i media hanno rilanciato la notizia con accenti diversi: l’area nordamericana ha insistito sulla smentita categorica, le testate australiane sull’impatto locale e sulla credibilità della vittima, mentre l’Europa continentale ha letto l’intera vicenda come un affresco del gossip tossico che intreccia politica, pop e traumi personali. Il fenomeno delle accuse tardive e delle contro accuse continua a interrogare il movimento #MeToo, in un momento in cui la giustizia non può più essere sommaria.

Al di là della verità giudiziaria, ancora tutta da appurare, questo ennesimo capitolo del circo mediatico mondiale mostra quanto sia labile il confine tra reinvenzione personale e responsabilità pubblica. Un ex premier che si concede una seconda giovinezza sentimentale e una popstar che scherza su YouTube Premium mentre una ex collega la accusa di violenza: il racconto collettivo fatica a tenere insieme i cocci. E mentre i social si dividono tra sdegno e meme, il prossimo passo sarà probabilmente nelle aule dei tribunali o nei silenzi strategici.

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