Accedi
Edizione delle 16:00 CETgiovedì 11 giugno 2026
287 testate · 16 lingue77 briefing oggi
martedì 9 giugno 2026 · Edizione delle 06:00 CET

Accuse shock di Ruby Rose a Katy Perry: «Mi ha aggredita sessualmente», la pop star nega tutto

L’attrice australiana Ruby Rose accusa la cantante Katy Perry di violenza sessuale avvenuta vent’anni fa a Melbourne. La pop star respinge le accuse come «bugie pericolose e sconsiderate». Intanto, l’ex premier canadese Justin Trudeau viene immortalato con la Perry a Coachella.

Società7 testate3 lingue3 min letturaAgg. 09:40

Ciò che doveva restare un siparietto pop al Coachella Festival si è rapidamente trasformato in un terreno di scontro giudiziario e mediatico. L’attrice e modella australiana Ruby Rose ha accusato pubblicamente Katy Perry di violenza sessuale, sostenendo di essere stata aggredita dalla cantante in un nightclub di Melbourne circa vent’anni fa. La denuncia è esplosa sui social network, in un thread su Threads che commentava l’apparizione di Justin Bieber sul palco del festival, a riprova di come il confine tra cronaca, intrattenimento e polemica fosse già allora sottilissimo. La replica di Perry, affidata al suo portavoce, non si è fatta attendere: «Si tratta non solo di affermazioni categoricamente false, ma di bugie pericolose e sconsiderate», una linea ripresa con identica fermezza sia dalla stampa nordamericana, dal Los Angeles Times fino a Fox News, sia in Europa dalle colonne del tedesco Tages-Anzeiger e del francofono Radio-Canada.

Le coordinate geografiche dell’accusa, tuttavia, non sono perfettamente allineate. Se la stessa Rose, in un dettagliato racconto sul sito 7NEWS, ha collocato l’episodio allo Spice Market di Melbourne, la testata pubblica canadese Radio-Canada ha parlato di una discoteca di Sydney, introducendo una prima crepa nella ricostruzione fattuale che rende la vicenda ancora più opaca. L’attrice ha aggiunto particolari intimi e disturbanti: dopo il presunto contatto di natura sessuale, avrebbe vomitato addosso alla pop star e avrebbe mantenuto il silenzio in cambio di un aiuto per ottenere il visto per gli Stati Uniti. Un racconto che frammenta ulteriormente il profilo psicologico della vicenda, trasformandola in un mosaico di memoria, potere e convenienza.

In questo groviglio di accuse e smentite si inserisce, con il passo incerto di una controfigura, l’ex primo ministro canadese Justin Trudeau. Il quotidiano australiano Sydney Morning Herald lo ha già ribattezzato «Trudoolie», neologismo che fonde il suo cognome con il termine dispregiativo «toolie» – l’adulto che si aggrega alle feste dei maturandi. La deriva festivaliera dell’ex leader, immortalato con il cappellino da baseball all’indietro e le bacchette per i noodle istantanei accanto a Perry, ha offerto un involontario contrappunto grottesco alla gravità delle accuse, sollevando in Canada e in Europa interrogativi sull’opportunità di una simile esposizione pubblica. L’immagine di un uomo di Stato che si lascia fotografare mentre la compagna prende in giro Bieber perché «per fortuna ha YouTube Premium, così non vediamo pubblicità», ha irritato non pochi commentatori d’Oltreoceano, che vi leggono una crisi di mezza età mal calibrata per un’icona del liberalismo occidentale.

L’intera vicenda si presta a una lettura di sistema. Per gli analisti di Bruxelles, l’ondata di attenzione sollevata dal caso testimonia quanto il movimento #MeToo abbia definitivamente abolito ogni gerarchia di notorietà: non ci sono più accuse “di serie B”. Per l’opinione pubblica nordamericana, la fermezza del team di Perry è un caso di scuola di crisis management preventivo, che mira a blindare la popolarità della cantante proprio mentre è impegnata a consolidare la propria immagine in Europa e in Italia con un nuovo tour in partenza. Pechino, tradizionalmente distante dalle vicende del gossip occidentale, non ha commentato, ma i tabloid asiatici seguono con attenzione il destino di una figura che fino a ieri incarnava un soft power americano scintillante. La tensione tra denuncia mediatica e garanzie processuali, in assenza di una querela formale, lascia la verità sospesa nel limbo delle versioni contrapposte, dove l’unica certezza è che il tribunale dell’opinione pubblica ha già emesso sentenze opposte a seconda della latitudine.

Questa notizia è apparsa su

7 testate · 3 lingue · finestra 24 ore

7NEWS
Mint
The Sydney Morning Herald
Los Angeles Times
Fox News
Radio-Canada Info
Tages-Anzeiger