Accordo nucleare con l'Iran: Trump annuncia la svolta e la riapertura di Hormuz
L'intesa impedirà a Teheran l'arma atomica e prevede l'estrazione congiunta dell'uranio. Stretta finale per separare il dossier libanese dallo Stretto.

La Casa Bianca ha annunciato che l’Iran è a un passo dalla firma di un accordo che impedirà a Teheran di dotarsi di armi nucleari e prevede il trasferimento dell’uranio arricchito sotto controllo internazionale. In una conferenza nello Studio Ovale, il presidente Donald Trump ha dichiarato che le trattative «stanno andando molto bene» e che la sigla potrebbe arrivare già nel fine settimana. Le fonti arabe sottolineano come Washington stia tentando di scindere il dossier dal conflitto in Libano, mentre Teheran insiste sulla loro interdipendenza; Mosca, dal canto suo, dà risalto alla clausola sull’estrazione congiunta del combustibile.
Secondo i media persiani, l’intesa sarebbe il frutto di una pressione economica «più efficace delle operazioni militari», ma Trump ha ricordato anche l’impiego di bombardieri B-2 contro i centri di produzione e arricchimento sotterranei, aggiungendo che gli Stati Uniti «hanno distrutto quegli impianti e il materiale nucleare sepolto». Un dettaglio rivelatore: i negoziatori iraniani avrebbero prima accettato di cedere l’uranio, poi fatto marcia indietro e infine riaccolto la proposta americana, segno delle resistenze interne al regime.
Il nodo più delicato resta lo Stretto di Hormuz, via di transito per un quinto del petrolio mondiale, vitale per le economie europea e italiana. Da Beirut osservano che gli Stati Uniti stanno provando a sganciare la riapertura del passaggio marittimo dal cessate-il-fuoco in Libano, ma Teheran continua a collegare i due fronti. Se l’accordo verrà firmato, ha assicurato Trump, «lo Stretto riaprirà immediatamente», smorzando i timori di un’impennata dei prezzi energetici.
L’ottimismo della Casa Bianca si scontra tuttavia con una storia di intese fragili e dietrofront: già nel 2015 l’accordo JCPOA fu abbandonato unilateralmente dagli Stati Uniti, e la sfiducia resta alta. Per gli analisti di Bruxelles, un’eventuale intesa offrirebbe comunque una tregua preziosa, estendendo la de-escalation e rilanciando il dossier libanese. Le prossime ore, fino al weekend, saranno decisive per capire se la diplomazia riuscirà a tradurre in testo firmato le dichiarazioni di Trump.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
Il presidente Trump ha annunciato che i negoziati con l'Iran procedono molto bene e un accordo è molto vicino. Ha attribuito al blocco economico un'efficacia superiore a quella militare, affermando che lo Stretto di Hormuz riaprirà subito dopo la firma di un'intesa. L'inquadramento sottolinea la leva americana e presenta l'accordo imminente come un trionfo della pressione.
I media del Golfo sottolineano la promessa di Trump che lo Stretto di Hormuz riaprirà immediatamente dopo la firma, rispondendo a una fondamentale preoccupazione di sicurezza. Si riporta che l'Iran ha accettato di non dotarsi di armi nucleari e che Washington intende ottenere l'uranio arricchito. La narrazione è pragmatica, incentrata sull'immediato sollievo per la navigazione e la stabilità regionale.
Le testate del Levante e del Maghreb si concentrano sul tentativo di Trump di separare la riapertura di Hormuz dal dossier libanese, suggerendo conflitti intrecciati. Pur riconoscendo progressi sul materiale nucleare e lo smantellamento di strutture, il tono resta cauto e piuttosto distaccato, mettendo in dubbio che un'intesa ristretta possa risolvere le tensioni regionali più ampie.
I media statali russi riportano l'annuncio di Trump con neutrale distacco, citando la sua tempistica di un accordo possibile entro il fine settimana. Il servizio nota che l'intesa comporterebbe l'estrazione congiunta di uranio e l'impegno iraniano a non perseguire armi nucleari, trattando lo sviluppo come un aggiornamento diplomatico di routine senza commenti.
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