Accelera il disimpegno americano dall'Europa: la Nato in allarme
Secondo fonti del Pentagono, Washington presenterà agli alleati un piano accelerato per ritirare truppe dall'Europa. L'Italia e gli alleati europei temono conseguenze strategiche, mentre Mosca osserva con interesse.

L'annuncio, trapelato da ambienti del Pentagono e rilanciato dal quotidiano tedesco Welt am Sonntag, segna un'accelerazione nel processo di disimpegno militare statunitense dal Vecchio Continente. Nelle prossime settimane, Washington presenterà ai partner della Nato un piano dettagliato per un ritiro più rapido del previsto: già a maggio era stata comunicata l'intenzione di rimpatriare 5.000 soldati dalla Germania, ma ora i tempi si stringono e la portata potrebbe allargarsi. La motivazione ufficiale parla di "flessibilità strategica", per far fronte a eventuali crisi simultanee in altri teatri, ma la decisione affonda le radici in una visione delle alleanze sempre più transazionale, che l'amministrazione Trump incarna con particolare crudezza.\n\nDal punto di vista americano, la presenza di 35.000 militari in Germania – il più grande contingente in Europa – rappresenta un costo sproporzionato, aggravato dalla disputa con Berlino e altre capitali europee sulla guerra in Iran e sugli investimenti nella difesa. Secondo gli analisti di Bruxelles, il ritiro accelerato non colpisce solo la Germania, ma l'intera architettura di sicurezza del continente: le basi tedesche sono hub logistici essenziali per le operazioni in Medio Oriente e in Africa, e per il supporto al fianco orientale della Nato. Roma osserva con apprensione, perché l'Italia – che ospita basi chiave come Aviano e Sigonella – potrebbe essere investita da una riorganizzazione che ridisegna la mappa della presenza americana, con possibili nuove richieste di oneri o, al contrario, un disimpegno che lascerebbe scoperto il fianco sud.\n\nDa Mosca, l'ottica è radicalmente diversa: l'accelerazione del ritiro viene letta come una conferma della vocazione isolazionista di Washington e come un'opportunità per ridimensionare l'influenza Nato ai propri confini. Il Cremlino, che da anni chiede il ritiro delle forze alleate dai Paesi baltici e dalla Polonia, vede in questa mossa un passo nella direzione auspicata, pur senza abbassare la guardia. Al contempo, le capitali dell'Europa orientale, da Varsavia a Tallinn, esprimono inquietudine per quella che percepiscono come una progressiva perdita di garanzie di sicurezza, mentre cresce il dibattito sull'autonomia strategica europea, un tema che divide gli Stati membri.\n\nIl prossimo mese, alla conferenza della Nato sulla generazione delle forze, gli Stati Uniti presenteranno le loro proposte formali. Sarà un momento di verità per l'alleanza, già scossa dalla retorica trumpiana e dalla pandemia. Per l'Italia, storicamente fedele al legame transatlantico ma anche esposta alle crisi del Mediterraneo, si profila un difficile esercizio di equilibrio: da un lato, evitare che il disimpegno americano mini la sicurezza nazionale; dall'altro, scongiurare il rischio di rimanere schiacciata tra le pressioni di Washington e le divisione europee. L'esito di questo confronto potrebbe accelerare la transizione verso un'Europa della difesa più integrata, oppure esacerbare le fratture che già attraversano il Continente.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
La decisione americana di accelerare il ritiro delle truppe dall'Europa rivela le crescenti difficoltà strategiche di Washington e la necessità di ridistribuire le forze. Mosca interpreta questo come un riconoscimento che il precedente livello di dispiegamento era insostenibile, offrendo all'Europa l'opportunità di assumersi maggiori responsabilità per la propria difesa e potenzialmente riducendo le tensioni.
Il ritiro accelerato è un ulteriore segnale del disimpegno americano dal teatro europeo, innescato dalla frattura sull'Iran. Questo suscita profonda preoccupazione a Gerusalemme, poiché indebolisce la coalizione occidentale contro Teheran e potrebbe incoraggiare le ambizioni iraniane, lasciando Israele più esposto.
La mossa statunitense segnala un preoccupante arretramento dagli impegni verso gli alleati europei, causato dallo stallo sull'Iran. Per le capitali del Golfo, questo sottolinea l'imprevedibilità americana e il rischio che Washington riduca analogamente la sua presenza in Medio Oriente, lasciando i partner regionali ad affrontare l'Iran da soli.
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