Usa sanzionano Nobitex, la principale borsa crypto iraniana: fondi illeciti e legami con le Guardie della Rivoluzione
L’exchange avrebbe gestito oltre la metà degli asset digitali entrati in Iran nel 2025, incanalando denaro verso soggetti sanzionati, banca centrale e Guardie rivoluzionarie, secondo un’inchiesta Reuters.

L’annuncio del Tesoro americano, giunto il 3 giugno, ha messo nel mirino la più grande piattaforma di scambio di criptovalute dell’Iran, Nobitex, accusata di aver facilitato per anni l’aggiramento delle sanzioni internazionali. Secondo un’inchiesta Reuters pubblicata il primo maggio, l’exchange sarebbe diventato il fulcro di un sistema finanziario parallelo, incanalando centinaia di milioni di dollari verso la Banca centrale iraniana e le Guardie della rivoluzione (Pasdaran). La piattaforma avrebbe continuato a operare persino durante i periodici blackout di Internet imposti dal regime, processando transazioni per milioni di dollari e dimostrando la resilienza di un’infrastruttura costruita per resistere alla pressione esterna.
Da Washington si sottolinea come Nobitex abbia gestito oltre il 50% degli afflussi di asset digitali in Iran nel 2025, agevolando pagamenti legati ad attività terroristiche e a reti di ransomware riconducibili ai Pasdaran. Le sanzioni colpiscono anche i vertici della società – presidente, cofondatore ed ex amministratore delegato – e si estendono ad altre borse come Wallex, Bitpin e Ramzinex, in un’operazione volta a smantellare l’ecosistema crittografico fedele a Teheran. Israele, da sempre in prima linea contro il programma nucleare iraniano, interpreta questa mossa come un tassello della strategia di massima pressione, mentre la Russia, pur mantenendo una posizione critica verso le sanzioni unilaterali, osserva con attenzione l’evolversi di un precedente che tocca anche i propri interessi nel settore delle valute digitali.
Per l’Europa, la vicenda riaccende la discussione sulla regolamentazione delle criptovalute come canale di elusione. L’Unione, che condivide il quadro sanzionatorio contro Teheran, sta completando l’implementazione del regolamento MiCA, pensato per tracciare i flussi e prevenire abusi. Tuttavia, la capacità dell’Iran di costruire circuiti finanziari opachi e paralleli dimostra i limiti di misure puramente normative. Analisti a Bruxelles avvertono che senza un coordinamento globale più stringente, le sanzioni rischiano di spingere gli operatori iraniani verso reti ancora più sotterranee, aumentando i rischi sistemici.
Il congelamento degli asset e l’isolamento dai circuiti ufficiali potranno rallentare, ma difficilmente fermare, l’uso delle criptovalute da parte di Teheran. La tecnologia blockchain, per sua natura transfrontaliera e pseudonima, offre un’alternativa sempre più sofisticata ai canali bancari tradizionali. La partita si gioca ora sul terreno della cooperazione internazionale e della capacità di intelligence finanziaria di intercettare le transazioni sospette. In gioco non c’è solo l’efficacia delle sanzioni, ma la credibilità stessa degli strumenti con cui l’Occidente cerca di orientare i comportamenti degli Stati.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
Il Tesoro USA ha sanzionato quattro borse iraniane di asset digitali che hanno agevolato transazioni per centinaia di milioni di dollari a favore di entità nella lista nera, tra cui la Banca centrale e i Guardiani della Rivoluzione. Questa azione di enforcement pragmatica mira a proteggere il sistema finanziario globale dall'elusione delle sanzioni e dal finanziamento del terrorismo.
Washington ha nuovamente fatto ricorso a misure coercitive unilaterali, prendendo di mira la più grande borsa crypto iraniana con il pretesto del contrasto al terrorismo. Le sanzioni colpiranno soprattutto i cittadini iraniani comuni e ostacoleranno il commercio transfrontaliero legittimo, mentre servono gli obiettivi geopolitici statunitensi.
Gli Stati Uniti persistono nella loro politica di asfissia economica contro i paesi che sfidano la loro egemonia, attaccando ora l'infrastruttura crypto iraniana. Con accuse di terrorismo non comprovate, Washington cerca di criminalizzare ogni tentativo di Teheran di preservare la sovranità finanziaria sotto un blocco illegale.
L'azione del Tesoro USA taglia un canale di finanziamento vitale per i Guardiani della Rivoluzione, che utilizzavano piattaforme come Nobitex per spostare denaro per operazioni terroristiche e reti proxy. Una cooperazione internazionale rapida e sostenuta è essenziale per impedire all'Iran di sfruttare gli asset digitali per eludere le sanzioni e alimentare la propria macchina del terrore.
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