Un drone navale salva i due piloti dell'Apache caduto nello Stretto di Hormuz
L'elicottero AH-64 Apache è precipitato durante un pattugliamento al largo dell'Oman. I due aviatori, recuperati da un'unità di superficie senza equipaggio, sono in condizioni stabili. Trump: «Stanno bene». Prima operazione del genere per le forze americane.

Nelle prime ore di martedì 9 giugno, un elicottero d'attacco AH-64 Apache dell'esercito statunitense è precipitato in mare al largo delle coste dell'Oman, nei pressi dello Stretto di Hormuz. I due membri dell'equipaggio, impegnati in un pattugliamento delle acque regionali, sono stati localizzati e tratti in salvo da un'unità navale di superficie senza equipaggio (USV) appartenente alla Task Force 59 della Quinta Flotta. Secondo il Comando Centrale (CENTCOM), il velivolo è caduto intorno alle 3:30 ora locale e i soldati sono stati recuperati entro circa due ore, in condizioni stabili. Il presidente Donald Trump, parlando con i giornalisti a New York dopo aver assistito a una partita delle finali NBA, ha rassicurato: «I piloti stanno bene, nessun ferito. Domani pubblicheremo un rapporto». L'impiego di un drone di superficie per un'operazione di ricerca e soccorso rappresenta un fatto senza precedenti nella storia militare americana.
L'incidente si inserisce in un quadro regionale incandescente. Lo Stretto di Hormuz, via d'acqua strategica attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale, è di fatto chiuso dal febbraio scorso, quando Stati Uniti e Israele hanno avviato una campagna di bombardamenti contro l'Iran. Gli Apache sono stati impiegati per imporre il blocco navale dei porti iraniani e in passato hanno colpito imbarcazioni leggere delle forze di Teheran. Soltanto il giorno precedente, Iran e Israele si sono scambiati attacchi diretti – i più intensi dalla tregua nominale di aprile – con la televisione di Stato iraniana che ha riferito di almeno due membri delle unità di difesa aerea uccisi dai raid israeliani. I media iraniani, citando fonti straniere, hanno dato notizia dello schianto senza aggiungere dettagli, mentre l'agenzia Mehr News ha descritto l'episodio come una «confessione» di Trump nel quadro della «ritorsione decisiva» di Teheran contro le «incessanti violazioni» americane del cessate il fuoco.
Le cause della perdita dell'Apache restano ignote. Il CENTCOM ha aperto un'inchiesta per accertare se il velivolo sia stato abbattuto dal fuoco iraniano, abbia subito un'avaria meccanica o sia incorso in altre circostanze. L'ipotesi di un abbattimento, se confermata, rischierebbe di far deragliare definitivamente la già fragile tregua, in un momento in cui Trump rivendica di «dettare la linea» a Israele e promette una «vittoria totale» sull'Iran nel giro di poche settimane. Da Bruxelles, analisti e diplomatici europei seguono con apprensione l'escalation: l'instabilità nello Stretto di Hormuz minaccia direttamente la sicurezza energetica del continente, già provata dall'impennata dei prezzi seguita all'inizio delle ostilità. Per l'Italia, che dipende in misura significativa dal gas naturale liquefatto in transito dalla regione, ogni interruzione prolungata avrebbe ripercussioni immediate su costi e approvvigionamenti.
Al di là dell'esito delle indagini, l'operazione di salvataggio segna un punto di svolta tecnologico. L'USV della Task Force 59 – un battello di 7,3 metri – ha dimostrato capacità operative che il Pentagono intende moltiplicare negli scenari marittimi contesti. In un conflitto dove droni aerei e marittimi giocano un ruolo crescente, il recupero di piloti in acqua senza esporre ulteriori equipaggi a rischi rappresenta un precedente destinato a influenzare i protocolli futuri. Resta da vedere se l'episodio dell'Apache verrà archiviato come un incidente tecnico o se diventerà l'innesco di una nuova, pericolosa fase della guerra iraniana.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
Un elicottero Apache dell'esercito americano è precipitato vicino allo Stretto di Hormuz, ma il rapido salvataggio e le rassicurazioni di Trump sullo stato dell'equipaggio sottolineano la resilienza statunitense. La causa è al vaglio e, malgrado le tensioni con l'Iran, non sono ancora emerse prove di fuoco ostile.
Lo schianto dell'elicottero d'attacco americano, che Trump è stato costretto ad ammettere, è il risultato diretto della decisa rappresaglia iraniana contro le continue violazioni del cessate il fuoco da parte di Washington. L'incidente smaschera la vulnerabilità delle forze aggressive statunitensi che solcano il Golfo Persico.
Mentre Washington conferma che entrambi i piloti sono sopravvissuti allo schianto vicino allo Stretto di Hormuz, l'Iran non ha ancora rivendicato alcun ruolo. L'incidente segue nuovi scambi tra Iran e Israele che mettono sotto pressione il cessate il fuoco di aprile, alimentando i timori di un conflitto più ampio.
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