Tunisia, ergastolo a Ghannouchi: così Saied archivia l’islam politico
Ergastolo per Rached Ghannouchi, leader di Ennahdha, nel processo sul ‘dispositivo segreto’. La condanna chiude un’era e segna il destino dell’islam politico nella Tunisia di Kais Saied.

Il tribunale antiterrorismo di Tunisi ha condannato all’ergastolo Rached Ghannouchi, 84 anni, storico leader del partito islamista moderato Ennahdha, con l’accusa di aver orchestrato un “dispositivo segreto” finalizzato al terrorismo. All’ergastolo si aggiungono oltre trent’anni di reclusione aggiuntiva, che si sommano a pene precedenti: Ghannouchi era già stato arrestato nel 2023 e condannato per cospirazione contro la sicurezza dello Stato. Figura centrale della transizione democratica successiva alle primavere arabe, Ghannouchi aveva guidato Ennahdha alla vittoria nelle prime elezioni libere del 2011.
Nel mirino della magistratura è il cosiddetto “apparato segreto” – una struttura di sicurezza parallela che, secondo l’accusa, i vertici del movimento avrebbero creato per commettere atti terroristici e condizionare la vita politica. Con lui sono stati condannati all’ergastolo l’ex ufficiale in pensione Kamal Badawi, mentre l’ex primo ministro Ali Larayedh ha ricevuto 42 anni di carcere, anche per il coinvolgimento nell’invio di combattenti in Iraq e Siria. La corte ha inflitto condanne comprese tra i dieci anni e l’ergastolo a un’ampia cerchia di imputati, chiudendo uno dei processi più controversi della Tunisia recente.
La sentenza si inserisce in un contesto di progressivo regresso autoritario sotto la presidenza di Kais Saied. Eletto democraticamente nel 2019, Saied ha smantellato le istituzioni, accentrato i poteri e ristretto gli spazi di opposizione, fino alla rielezione plebiscitaria del 2024 con oltre il 90% dei voti, bollata dagli osservatori come una farsa. Ennahdha, che aveva dominato la scena politica dopo la rivoluzione, è stata progressivamente messa all’angolo da inchieste giudiziarie e arresti. Secondo analisti maghrebini, la condanna odierna segna una tappa decisiva nella liquidazione dell’islam politico tunisino.
Le ripercussioni vanno oltre le persone condannate. Possibili provvedimenti legali e amministrativi potrebbero ora colpire il partito stesso, accelerandone lo scioglimento. Per Bruxelles, che ha tradizionalmente visto nella Tunisia post-2011 un modello di transizione democratica, la deriva repressiva impone un ripensamento delle relazioni con Tunisi, anche alla luce dei flussi migratori e della cooperazione economica. La parabola di Ennahdha, da vincitore delle prime elezioni libere a simbolo di una stagione politica archiviata con la forza delle condanne, riflette il più ampio fallimento delle speranze democratiche nella regione, mentre il potere di Saied si consolida senza più oppositori credibili.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
Il leader dell’opposizione Rached Ghannouchi, già simbolo della stagione democratica, viene condannato al carcere a vita da un tribunale di un regime sempre più autoritario. L’ennesima sentenza contro un avversario politico consolida la deriva del presidente Saied, che dopo il voto-farsa del 2024 reprime ogni dissenso con accuse strumentali.
Una corte tunisina chiude il capitolo del ‘dispositivo segreto’ del movimento Ennahda, condannando al carcere a vita il suo leader storico. Le pesanti pene inflitte per terrorismo segnano una svolta nella lotta contro l’islam politico di matrice fratello-musulmana, con possibili ricadute legali e politiche oltre i condannati.
Rached Ghannouchi, già condannato a 40 anni di carcere, riceve ora l’ergastolo con ulteriori 32 anni per il caso del ‘dispositivo segreto’. Le pene severissime colpiscono i vertici del partito che ha dominato la scena politica post-rivoluzionaria, sollevando interrogativi sull’uso della giustizia antiterrorismo.
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