Trump valuta l’ingresso pubblico in OpenAI: il piano di Sam Altman per una partnership con i cittadini
L’amministrazione statunitense esamina la possibilità di acquisire quote di società di IA, mentre si dimette un alto consigliere. L’idea, rilanciata dall’ad di OpenAI, prevede dividendi diretti ai contribuenti.

L’amministrazione Trump sta valutando un passo senza precedenti: l’acquisto di partecipazioni azionarie nei colossi dell’intelligenza artificiale, con OpenAI indicata come candidata principale. La conferma arriva dalle dichiarazioni del presidente, rilanciate dalla stampa russa e indiana, e coincide con le dimissioni di Sriram Krishnan, consigliere di punta della Casa Bianca per l’IA. L’uscita di scena di Krishnan, segnalata dai media latinoamericani senza motivazioni ufficiali, apre un vuoto nella squadra tecnologica proprio mentre l’esecutivo esplora una linea di intervento diretto nel settore, segnando insieme una possibile svolta e un rimescolamento interno delle priorità strategiche.
La proposta risale a Sam Altman, amministratore delegato di OpenAI, che da mesi—come ricordano i resoconti iraniani—insiste su un fondo sovrano capace di ridistribuire parte della ricchezza generata dall’IA. Fonti russe e indiane descrivono uno scenario in cui le imprese cederebbero quote al governo, e i rendimenti verrebbero erogati come dividendi ai cittadini americani. Trump ha definito l’idea “qualcosa di molto interessante”, parlando di una possibile “partnership con il pubblico americano”. Un modello che fonde interesse pubblico e capitale privato, e che potrebbe ridefinire il ruolo dello Stato nell’economia dell’innovazione.
Osservato dall’Europa, il progetto suscita un misto di curiosità e scetticismo. Mentre Bruxelles affina il proprio impianto regolatorio con l’AI Act, la mossa di Washington appare come un contrappunto pragmatico: non solo norme, ma proprietà diretta. Per l’Italia e gli altri Stati membri, l’ipotesi di un colosso dell’IA sostenuto dal Tesoro americano solleva interrogativi sulla sovranità digitale e sulla capacità di competere. Potrebbe accelerare la spinta verso campioni europei e partenariati pubblico-privati, per evitare una dipendenza tecnologica ancora più marcata.
Se attuata, l’operazione segnerebbe uno spartiacque nella gestione delle tecnologie di frontiera, creando un precedente per governi che da regolatori esterni diventano azionisti. Le dimissioni di Krishnan, lette in filigrana, potrebbero riflettere tensioni interne su questa linea. L’incontro annunciato da Trump con le imprese del settore chiarirà se si tratta di un’ipotesi speculativa o dell’avvio di un capitalismo di Stato nella Silicon Valley.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
La stampa iraniana ritrae il piano di Trump di acquisire una partecipazione pubblica in OpenAI come un intervento estremamente controverso nell'industria tecnologica. Sottolinea il possibile eccesso di potere governativo e mette in dubbio le motivazioni dietro tale mossa. Il tono è critico, inquadrandolo come un pericoloso precedente che potrebbe minare la libertà di mercato.
La stampa indiana e sudasiatica riporta il piano di Trump di discutere partecipazioni pubbliche nelle aziende di IA come una partnership pragmatica e potenzialmente vantaggiosa. Evidenzia l'apertura di Trump all'idea e la proposta di Altman, inquadrandola come un'iniziativa lungimirante. La copertura è fattuale e non allarmistica, concentrandosi sugli aspetti economici e politici.
La stampa russa riporta la conferma di Trump della disponibilità degli USA ad acquisire quote in aziende di IA come un dato di fatto. Citando i principali media occidentali, presenta la storia senza commenti espliciti, concentrandosi sulle implicazioni strategiche per la competizione tecnologica globale. Il tono è neutro e distaccato, considerandolo uno sviluppo degno di nota.
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