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Trump annuncia «vittoria totale» sull'Iran entro due settimane e promette il crollo del petrolio

Il presidente americano ripete la promessa a scadenza fissa già vista in aprile, mentre i mercati valutano l’impatto di un accordo nucleare e l’ombra di un intervento psicologico sui prezzi del greggio.

Geopolitica8 testate3 lingue3 min letturaAgg. 03:15

Con una mossa che intreccia ancora una volta politica estera e retorica elettorale, Donald Trump ha fissato un nuovo orizzonte temporale per la «vittoria totale» sull’Iran: due settimane. Parlando durante un comizio telefonico a sostegno del senatore Lindsey Graham, in corsa per le primarie repubblicane in South Carolina, il presidente americano ha assicurato che Teheran «è pronta a darci tutto», compresa la rinuncia all’arma nucleare, e che l’annuncio del successo farà «crollare i prezzi del petrolio». Non è la prima volta che il tycoon ricorre alla scadenza dei quattordici giorni: già il cessate il fuoco del 7 aprile, negoziato con l’Iran, era stato concepito per durare esattamente due settimane, il tempo di arrivare a un’intesa che poi non si è materializzata. La liturgia si ripete, e gli osservatori mediorientali vi leggono un copione già rodato.

Dietro la promessa spettacolare, gli analisti iraniani scorgono una manovra di ingegneria psicologica sui mercati energetici. Collegare un concetto politico volutamente vago – la «vittoria completa» – a una variabile economica concreta come il prezzo del barile serve, secondo questa lettura, a offrire uno shock positivo alle quotazioni in una fase di tensione pre-elettorale. L’inquilino della Casa Bianca sa che il costo della benzina pesa sul consenso interno, e anticipare un crollo del greggio equivale a costruire un’aspettativa rassicurante senza doverla ancora dimostrare. Non a caso il riferimento alla débâcle dei prezzi è stato affidato alla stessa conversazione con la CNN in cui Trump ha dipinto un Iran arrendevole, pronto a concessioni totali.

A rendere più ambiguo il quadro contribuisce un dettaglio che la stampa russa non manca di registrare: Lindsey Graham, il senatore per cui Trump si spendeva, è inserito da Mosca nella lista dei terroristi ed estremisti. Un paradosso che sottolinea la distanza tra le narrative di Washington e quelle del Cremlino, proprio mentre il dossier iraniano resta un nodo che tocca gli equilibri globali. Sul fronte diplomatico, il vicepresidente J.D. Vance ha aperto a una possibilità di accordo sostenibile sul nucleare iraniano, ammettendo però l’esistenza di disallineamenti tra gli interessi americani e quelli israeliani: un’ammissione rara, che segnala la complessità di un negoziato in cui Gerusalemme spinge per una linea più dura.

Per l’Europa, e in particolare per l’Italia, ogni oscillazione del prezzo del petrolio si traduce in un impatto immediato su inflazione e costi industriali. L’eventuale concretizzarsi di un’intesa che allontani lo spettro di un Iran nucleare e stabilizzi i flussi energetici sarebbe accolto con sollievo a Bruxelles. Ma la cronologia ripetitiva degli annunci di Trump invita alla cautela: le «due settimane» potrebbero rivelarsi, ancora una volta, un diversivo tattico più che la vigilia di una svolta. La partita resta aperta, e il tempo della verifica è già cominciato.

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