Spielberg e gli alieni, l’ultimo contatto divide la critica: tra meraviglia e disincanto
Con “Disclosure Day” il regista chiude la trilogia extraterrestre. Accoglienza contrastante: c’è chi vede un ritorno incantato e chi accusa un cinema invecchiato.

A quasi ottant’anni, Steven Spielberg torna a guardare il cielo. “Disclosure Day” – presentato in anteprima a Roma con una proiezione che ha trasformato piazza della Repubblica in uno schermo a cielo aperto – è il terzo capitolo di un dialogo con l’ignoto cominciato nel 1977 con “Incontri ravvicinati del terzo tipo” e proseguito con “E.T.” nel 1982. Il regista americano non ha mai smesso di chiedersi se siamo soli nell’universo, e questa volta mette in scena un esperto di cybersicurezza che tenta di svelare il segreto meglio custodito dallo Stato: la presenza aliena sulla Terra. La stampa messicana sottolinea come il film nasca da una inchiesta del New York Times e dalla convinzione personale di Spielberg che la vita oltre il sistema solare esista, mentre i media indonesiani ne esaltano la tensione tra verità e potere.
L’accoglienza della critica, tuttavia, rivela un pianeta diviso. In Italia, due recensioni su MillenniuM parlano di un “supermercato stantio” e di un E.T. senza meraviglia, accusando il regista di aver smarrito il contatto con un’epoca che corre alla velocità dell’intelligenza artificiale. Dalla Svezia, Dagens Nyheter definisce il film una “zuppa senza sostanza”, un vagare sperduto tra cimeli dell’infanzia. Anche in Francia, Le Figaro avverte che bisogna amare molto Spielberg per apprezzare un’opera “ben al di sotto delle sue migliori riuscite”. Sul fronte opposto, la critica britannica elogia un racconto divertente e sentimentale, capace di lasciare senza fiato, mentre in Brasile si riconosce l’incanto dei classici, pur con risultati alterni. Negli Stati Uniti, The Atlantic legge nel film un’allegoria del momento presente: Spielberg non ha abbandonato la speranza nell’umanità, e trasforma la rivelazione aliena in una parabola sulla fiducia e sulla trasparenza.
Il sociologo delle scienze Pierre Lagrange, intervistato da Le Figaro, offre una chiave di lettura più profonda. La fascinazione di Spielberg per gli extraterrestri non è solo fantasia, ma il riflesso di un’evoluzione nel nostro rapporto con la scienza e con il potere. “Disclosure Day” pullula di riferimenti alla cultura ufologica degli ultimi ottant’anni e traduce, secondo Lagrange, il passaggio da una meraviglia ingenua a una consapevolezza disincantata: gli alieni non sono più solo visitatori amichevoli, ma l’oggetto di un insabbiamento governativo lungo decenni. La trama – una meteorologa in crisi mistica che inizia a parlare una lingua aliena, un informatico che traduce formule matematiche, un’agenzia segreta che nasconde le prove – incarna la collisione tra scienza, fede e cospirazione.
Il film arriva dopo il semi-autobiografico “The Fabelmans”, che negli Stati Uniti fu un insuccesso commerciale nonostante l’acclamazione critica. Per alcuni osservatori francesi, “Disclosure Day” rappresenta un ripiegamento verso territori più sicuri, un ritorno ai dinosauri e agli alieni dopo la confessione personale. Eppure, proprio in questo ritorno si annida la domanda più urgente: può il cinema della meraviglia sopravvivere all’era dell’intelligenza artificiale e della disillusione globale? Spielberg sembra rispondere con la sua ostinata fiducia in un contatto che, se davvero avvenisse, potrebbe – come suggerisce un personaggio – far cessare tutte le guerre. Forse è questa la sua vera eresia: continuare a credere che la verità, una volta svelata, possa ancora salvarci.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
Il nuovo film di Spielberg sugli alieni viene accolto con scetticismo e ironia: è una minestra senza sostanza, l'opera di un regista rimasto bloccato nei ricordi d'infanzia senza più la magia di un tempo. L'invecchiamento del suo cinema è paragonato a un supermercato polveroso di quartiere, dove i prodotti sugli scaffali sanno di stantio.
Il film è letto come un'allegoria del momento attuale: Spielberg non ha abbandonato la speranza per l'umanità e usa la fantascienza aliena per commentare le questioni politiche e sociali del nostro tempo. Piuttosto che un tuffo nostalgico, l'opera mostra un regista ancora capace di messaggi attuali e profondi.
Il film svela un grande segreto dell'universo nascosto per decenni dalle autorità mondiali: una lotta tra verità e interessi di potere. È un thriller fantascientifico che mette in guardia su ciò che potrebbe accadere se la verità sugli extraterrestri venisse finalmente a galla.
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