Florentino Pérez si garantisce il Real Madrid fino al 2030 e prepara il ritorno di Mourinho
Rieletto con il 65% dei voti in un'elezione storica, il presidente 79enne apre a José Mourinho e ai nuovi acquisti per rilanciare il club dopo due stagioni senza titoli.

Florentino Pérez resterà alla guida del Real Madrid fino al 2030. Il presidente settantanovenne ha ottenuto tra il 65 e il 67 per cento dei voti nella prima elezione con più candidati che il club ricordi dal 2006, sconfiggendo il giovane imprenditore delle energie rinnovabili Enrique Riquelme. La vittoria è stata schiacciante: Pérez ha primeggiato in tutte e sessanta le sezioni elettorali allestite tra il centro sportivo di Valdebebas e la sede dell’associazione, su una platea di oltre trentamila soci. «Abbiamo vinto su tutte le fasce d’età, il secondo miglior risultato della storia dopo il 2004», ha dichiarato il patron, già al suo ottavo mandato.
Le elezioni anticipate erano state convocate dallo stesso Pérez dopo una seconda stagione consecutiva senza trofei importanti e in un clima di crescente scrutinio: per la prima volta nella sua lunga gestione, la rosa del Real Madrid non contava rappresentanti nella nazionale spagnola, mentre circolavano voci su pressioni per cedere quote del club a investitori esterni, minandone lo storico assetto interamente controllato dai soci. Da qui la scelta di chiedere un voto di legittimazione che i media russi e latinoamericani leggono come un azzardo vinto, capace di trasformare il dissenso in un mandato esplicito. Riquelme ha ammesso la sconfitta prima ancora che il conteggio ufficiale venisse completato.
L’impatto sportivo sarà immediato. Con la rielezione, Pérez ha confermato il ritorno di José Mourinho in panchina: il tecnico portoghese, che aveva già guidato i Blancos tra il 2010 e il 2013, firmerà un triennale e verrà liberato dal Benfica pagando una clausola di quindici milioni di euro. E, secondo quanto ricostruito dalle cronache argentine e brasiliane, non saranno gli unici volti nuovi: il difensore francese Ibrahima Konaté e l’esterno olandese Denzel Dumfries sono attesi a Madrid per rilanciare una squadra a caccia della sedicesima Coppa dei Campioni. «Sono orgoglioso che torni uno dei migliori allenatori al mondo, un madridista come José Mourinho», ha scandito Pérez in un intervento a El Chiringuito.
La stampa britannica sottolinea come la mossa segni un ritorno alla centralità del progetto galáctico, ora declinato in chiave di pragmatismo difensivo. Più di un terzo dei soci ha comunque votato per Riquelme, un dato che nelle capitali europee viene interpretato come un’incrinatura nella blindatura fidelistica del presidente. Tuttavia, la promessa di mantenere il club «sempre dei suoi soci» e di proseguire la redditizia trasformazione del Santiago Bernabéu in un’arena globale rafforza la posizione di Pérez, che in patria aveva appena vinto anche una causa contro El Confidencial per la diffusione di audio privati.
Pérez affronta ora la sfida di cucire il consenso interno mentre ridisegna una squadra che dovrà tornare a vincere subito. Il ritorno di Mourinho – figura divisiva ma di comprovata efficacia – e gli innesti mirati puntano a colmare due anni di digiuno. Resta da vedere se l’accoppiata tra il presidente più longevo della storia madrilena e l’allenatore dei record riuscirà a prolungare un ciclo che per molti osservatori si stava ormai chiudendo.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
La rielezione di Florentino Pérez a presidente del Real Madrid fino al 2030 è stata interpretata non solo come una conferma di potere, ma come un evento che nasconde tensioni interne. Nonostante la vittoria con il 65% dei voti su Enrique Riquelme, il fatto che oltre un terzo dei soci abbia votato contro il presidente uscente segnala malumori sulla gestione societaria e sull'ipotesi di vendere una quota del club. Si apre ora la strada al ritorno di Mourinho e a nuovi acquisti, ma il referendum sulla cessione del 5% pesa sull'atmosfera.
Florentino Pérez è stato rieletto presidente del Real Madrid per un mandato fino al 2030. I dati delle urne mostrano 21.741 voti per lui (65%) contro gli 11.814 di Riquelme (35%), in quelle che sono state le prime elezioni pluricandidato in quasi vent'anni. La cronaca si limita a riportare i fatti essenziali, compreso un accenno alla causa vinta contro una testata online.
La rielezione trionfale di Pérez spiana la strada all'annuncio imminente del ritorno di José Mourinho come allenatore. Il voto è letto come un mandato per rilanciare il club dopo due stagioni senza trofei, e l'entusiasmo si concentra sul nuovo ciclo tecnico. La vittoria con il 65% viene dipinta come schiacciante, e il ritorno dello Special One è l'elemento centrale della narrazione.
La rielezione di Pérez, sopravvissuto alla prima vera contesa elettorale in vent'anni, è accompagnata da voci contrastanti: se da un lato si conferma il controllo del magnate e si progetta l'arrivo di Mourinho e Olise, dall'altro si registra un malcontento significativo tra i soci. Oltre un terzo dell'elettorato ha sostenuto un candidato critico verso i piani di proprietà, segnalando una frattura sulla governance. Il risultato dà stabilità, ma le polemiche sulla vendita di quote del club non si spengono.
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