Prevenzione e farmaci: le nuove frontiere della lotta al cancro
Silvio Garattini a novantasette anni accusa il 40% dei tumori come frutto dello stile di vita, mentre studi internazionali mostrano l'efficacia di farmaci antielmintici e anti-obesità.

Quasi la metà dei tumori potrebbe essere evitata cambiando ciò che mangiamo, beviamo e il modo in cui viviamo. È il monito che giunge dall'oncologo italiano Silvio Garattini, fondatore dell'Istituto Mario Negri, che ancora oggi, alla soglia dei cento anni, non cessa di ricordare come tabacco, alcol, sedentarietà e obesità siano detonatori certi di malattia. «Il 40% dei cancri si deve al nostro stile di vita attuale», ha dichiarato in una recente intervista, lamentando una confusione informativa alimentata da interessi di mercato.
Il monito di Garattini si inserisce in un panorama di progressi tangibili. Durante la Milano Health Week, il talk “Tumore al seno: la forza della squadra”, promosso da Novartis, ha portato dati confortanti: la sopravvivenza a cinque anni per il carcinoma mammario in Italia ha raggiunto circa l'86%, uno dei valori più alti d'Europa. Tuttavia, una donna su cinque può andare incontro a una recidiva entro i primi dieci anni, rendendo imprescindibile una gestione attenta e continuativa, in cui le pazienti siano protagoniste attive della “squadra di cura”.
Sul fronte della ricerca di base, giungono segnali incoraggianti dalla Russia. Un gruppo di scienziati ha dimostrato che il mebendazolo, un comune farmaco antielmintico, è capace di rallentare la crescita di tumori cerebrali aggressivi – come il glioblastoma e il medulloblastoma – raddoppiando la sopravvivenza di topi di laboratorio. Pubblicato sul British Journal of Clinical Pharmacology, lo studio rileva come il farmaco agisca su più fronti: distrugge il citoscheletro delle cellule tumorali, blocca la formazione di vasi sanguigni e sembra potenziare l'effetto della radioterapia, in alcuni casi eliminando definitivamente la massa tumorale.
Anche i farmaci più discussi negli ultimi anni, gli agonisti del GLP-1 per la perdita di peso, si candidano a un ruolo inatteso nella prevenzione. Tre nuovi studi presentati al più grande congresso mondiale di oncologia indicano che chi utilizza queste molecole vede ridursi di circa il 30% il rischio di sviluppare il cancro al seno, il tumore più diffuso al mondo. Se il nesso tra obesità e numerose neoplasie è già noto, questi risultati aprono alla possibilità di un intervento farmacologico mirato per le persone a rischio, non solo per il controllo metabolico.
L'accumularsi di queste evidenze ridisegna il perimetro della lotta al cancro. Da un lato, la prevenzione primaria affidata a uno stile di vita consapevole rimane l'arma più potente e, insieme, la più trascurata; dall'altro, il riposizionamento di farmaci già esistenti e l'impiego di nuove terapie metaboliche potrebbero offrire protezione a popolazioni sempre più ampie. La sfida, per i sistemi sanitari del continente, sarà trasformare queste conoscenze in strategie integrate, dove la prevenzione individuale e l'innovazione farmacologica camminino insieme, senza lasciare che sia il mercato a dettare le priorità.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
Il 40% dei tumori deriva dallo stile di vita contemporaneo, sostiene l'oncologo Silvio Garattini. La prevenzione quotidiana, fatta di alimentazione, movimento e abbandono di tabacco e alcol, è presentata come la vera priorità rispetto alle terapie avanzate. L'articolo incalza a cambiare subito abitudini prima che sia troppo tardi.
In Italia la sopravvivenza a cinque anni per il tumore al seno ha toccato l'86%, tra le più alte d'Europa, grazie a diagnosi precoce e innovazione terapeutica. L'evento promosso da Novartis ha celebrato la squadra della cura: ricerca, farmaci e pazienti attive. La storia dipinge un progresso costante che trasforma le scoperte in guarigioni reali.
Un farmaco antielmintico di larghissimo utilizzo, il mebendazolo, ha mostrato di rallentare la crescita dei tumori cerebrali e raddoppiare la sopravvivenza in modelli murini, secondo una revisione di 22 studi. Il medicinale, economico e già disponibile, potrebbe diventare un'arma aggiuntiva contro diversi tipi di cancro al cervello. Il servizio sottolinea la necessità impellente di avviare sperimentazioni cliniche sull'uomo.
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