Pensioni sempre meno generose, regali vietati: il nuovo welfare si restringe
Dalla Spagna alla Svizzera, passando per l'Iran, i sistemi previdenziali tagliano le prestazioni. E in Svezia si vieta persino un piccolo pensiero ai maestri: una tendenza che ridisegna il patto sociale.

Comincerà forse in Spagna, ma non si fermerà ai Pirenei. Secondo l'ultimo rapporto dell'Autorità indipendente di responsabilità fiscale (AIReF) di Madrid, il tasso di generosità delle pensioni – cioè il rapporto tra l'assegno medio e lo stipendio medio – raggiungerà il suo apice intorno al 2030, quando supererà il 70%, per poi crollare verso il 60% nel 2050. La generazione del baby boom, andando in pensione in massa e uscendo dal mercato del lavoro, farà esplodere la spesa pubblica; le riforme fin qui adottate, pur rispettando la regola di spesa europea, non basteranno a garantire la sostenibilità del sistema, come ha ribadito lo stesso ente iberico.
Non è una storia solo spagnola. Anche in Svizzera, dove la previdenza professionale poggia sui cosiddetti tre pilastri, i segnali di contrazione sono evidenti. Nel 2025, per la prima volta, più della metà degli assicurati (il 51%) ha scelto di ritirare il capitale di vecchiaia in un'unica soluzione anziché come rendita vitalizia. Una scelta dettata dalla progressiva erosione del tasso di conversione, che negli anni ha ridotto l'importo delle rendite garantite, spingendo i lavoratori a preferire la liquidità immediata e a gestirsi da sé il rischio di longevità. La mutazione del secondo pilastro, raccontata dagli studi degli operatori del settore a Zurigo, svela un mutamento culturale profondo: la fiducia nella rendita perpetua lascia il passo all'individualizzazione del risparmio.
Se dalla Confederazione elvetica si sposta lo sguardo a Teheran, la tensione è la stessa, declinata in un contesto di sanzioni e inflazione galoppante. In Iran, il Parlamento starebbe discutendo proposte per modificare la formula di calcolo delle pensioni, estendendo la finestra di riferimento per la retribuzione media: non più solo gli ultimi due anni di carriera, ma un arco temporale molto più lungo, se non l'intera vita contributiva. L'effetto, paventato da sindacati e opinione pubblica, sarebbe un ulteriore taglio degli assegni, che già faticano a tenere il passo con il costo della vita. Anche qui, la ricerca della sostenibilità finanziaria rischia di tradursi in un impoverimento programmato per chi ha lavorato una vita.
E mentre i grandi numeri della previdenza si fanno più asciutti, qualcosa di simile accade anche nella micro-dimensione della convivenza civile. In Svezia, un crescente numero di comuni ha vietato la raccolta di fondi per regali agli insegnanti, nel nome della lotta alla corruzione e per non gravare sulle famiglie meno abbienti. Ma, come ha osservato una voce critica da Malmö, ciò che si perde è la normalità della gentilezza, quel 'grazie' espresso con un piccolo pensiero che tesse la trama della fiducia sociale. Paradossalmente, nell'epoca dell'intelligenza artificiale e dell'ossessione efficientista, è proprio la dimensione umana a essere sfrattata: dai calcoli attuariali che rimpiccioliscono le pensioni ai protocolli che sterilizzano i rapporti quotidiani.
Visto da Roma o da Bruxelles, il fenomeno interroga. L'Italia, con il suo sistema pensionistico già tra i più costosi d'Europa, si trova davanti alla medesima equazione demografica: più anziani, meno contribuenti. Le risposte tecniche – innalzamento dell'età pensionabile, contributivo puro, prelievo sulle plusvalenze – sono necessarie ma non sufficienti. Quella che emerge è una ridefinizione più ampia del patto generazionale. Se ogni forma di sicurezza collettiva viene assottigliata in nome del realismo contabile, l'effetto collaterale potrebbe essere una società più sospettosa, dove anche un gesto di gratitudine verso un insegnante diventa oggetto di sospetto. In fondo, un sistema che smette di essere generoso smette di essere credibile.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
I sistemi previdenziali mostrano divari crescenti: tra le casse pensioni migliori e peggiori i rendimenti differiscono in modo sbalorditivo, la tendenza al versamento in capitale erode le rendite vitalizie e la generosità futura delle pensioni pubbliche è prevista in forte calo. Parallelamente, il dibattito sul divieto di regali agli insegnanti rivela come norme rigide cancellino la semplice cortesia e il tessuto sociale. L’intero quadro continentale descrive un patto di solidarietà che si logora, sostituito da una lotteria individuale e da una fredda regolazione.
La proposta di cambiare la formula delle pensioni, passando dalla media degli ultimi due anni a un periodo molto più lungo, ha scatenato una polemica rovente. I pensionati temono un drastico taglio dei loro assegni, che renderebbe una questione sociale già delicata un vero scontro. Il dibattito mette in luce la precarietà degli anziani e il sospetto che lo Stato cerchi di risparmiare sulle loro spalle.
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