Mosca congela la mediazione: «Ue non pronta, Germania esclusa». Italia possibile mediatore?
Peskov annuncia la pausa del processo di mediazione americano, mentre Bruxelles viene giudicata inadatta. Fonti russe rivelano il veto su Berlino e l'apertura a Parigi o Roma.

Il Cremlino ha gettato acqua fredda sulle speranze di una rapida ripresa dei negoziati per l'Ucraina, congelando di fatto il ruolo di mediazione degli Stati Uniti e dichiarando l'Unione Europea ancora impreparata a sedere al tavolo. In un briefing con la stampa, il portavoce Dmitrij Peskov ha affermato che il processo di mediazione americano «è in pausa», pur precisando che i canali di comunicazione con Washington restano aperti e che gli inviati speciali Steve Witkoff e Jared Kushner continuano a contattare sia Mosca sia Kiev. La motivazione ufficiale è la mancanza di progressi sostanziali, ma da Teheran e dal mondo arabo si osserva come la pausa coincida con il dirottamento dell'attenzione statunitense verso altre crisi, in particolare il conflitto con l'Iran che da febbraio ha assorbito priorità e risorse diplomatiche.
Ancora più netto è il giudizio sull'Europa. Peskov ha bollato come «illogico e inaccettabile» qualsiasi tentativo di mediazione che parta dall'imposizione di condizioni a Mosca, accusando gli europei di favorire la prosecuzione delle ostilità anziché il dialogo. Ma è un dettaglio emerso da ambienti vicini ai servizi di sicurezza russi a rivelare la strategia del Cremlino: Mosca non vuole vedere un rappresentante tedesco tra i mediatori dell'UE. Secondo queste fonti, Bruxelles starebbe invece valutando i profili di Francia e Italia. La notizia, riportata dalla stampa russa e rimbalzata fino ai media iraniani, disegna una geografia diplomatica che esclude Berlino – percepita come troppo allineata alle posizioni atlantiste più intransigenti – e premia chi, come Roma e Parigi, ha mantenuto canali di dialogo meno ostili, pur nel quadro delle sanzioni e del sostegno a Kiev.
Sul fronte americano, Peskov ha confermato che al momento non è in agenda una telefonata tra Vladimir Putin e Donald Trump, ma ha aggiunto che «se necessario, può essere organizzata in tempi brevissimi». Nessuna data è stata fissata per una visita di Witkoff e Kushner a Mosca, anche se il Cremlino si dice pronto ad accoglierli «in qualsiasi momento». I due inviati hanno avuto un colloquio definito «positivo» dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ma il contenuto non è stato ancora condiviso con la Russia. «Se ci fossero novità sostanziali – ha osservato Peskov – i negoziatori americani ce le comunicherebbero rapidamente». Il silenzio, dunque, suggerisce che la telefonata non abbia prodotto passi avanti decisivi.
Per l'Italia, lo scenario apre uno spiraglio inedito. L'eventuale indicazione di un mediatore italiano – che si tratti di un diplomatico di carriera o di una figura politica – costringerebbe il governo Meloni a un difficile equilibrismo: da un lato la fedeltà atlantica e il sostegno all'Ucraina, dall'altro la necessità di non bruciare un canale privilegiato con Mosca, che l'Italia ha storicamente coltivato. In un'Europa dove la Germania vede chiudersi una porta, Roma potrebbe trovarsi a gestire un'opportunità tanto prestigiosa quanto rischiosa, in attesa che la pausa americana si trasformi in una nuova fase di iniziativa diplomatica.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
La Russia ha respinto l’ipotesi che la Germania faccia da mediatore dell’UE, indicando come preferibili rappresentanti francesi o italiani. Il Cremlino subordina qualsiasi negoziato a un cessate il fuoco preventivo e rifiuta condizioni preliminari poste dai mediatori. Intanto i contatti con gli inviati statunitensi proseguono, ma il processo di mediazione è descritto come in stallo e senza una data per la visita degli emissari.
Il portavoce del Cremlino ha fatto sapere che una telefonata Putin‑Trump potrebbe essere organizzata rapidamente, ma al momento non è in agenda. Lo sforzo di mediazione statunitense sull’Ucraina si è arenato e Washington non ha ancora informato Mosca del contenuto della chiamata tra i suoi inviati e Zelensky. Pur restando aperti i canali, la sospensione sottolinea la fragilità delle iniziative di pace esterne.
Il Cremlino ha escluso per ora una telefonata programmata tra Putin e Trump, pur confermando che gli inviati statunitensi Witkoff e Kushner restano in contatto con Mosca e Kiev. Il processo di mediazione per l’Ucraina si è però fermato a febbraio, dopo che Stati Uniti e Israele hanno lanciato un’offensiva militare contro l’Iran. Ne consegue che la guerra in Iran ha distolto l’attenzione di Washington e congelato i precedenti canali diplomatici.
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