Messico: Sheinbaum alza la voce contro Washington e punta sui giovani per blindare la trasformazione
La presidente messicana denuncia ingerenze esterne e mobilita il paese sul terreno sociale e dell'occupazione, mentre dal Sud America all'Europa si misurano modelli diversi di inclusione giovanile.

La presidenta messicana Claudia Sheinbaum ha virato verso un tono più combattivo nei confronti degli Stati Uniti, accusati di fomentare una campagna di destabilizzazione insieme a settori conservatori locali. Fonti messicane rivelano che l’amministrazione di Washington e alleati d’oltreconfine, tra cui ex presidenti e figure dell’opposizione, tentano di imporre la narrativa di un governo sottomesso ai cartelli della droga, mentre si profila all’orizzonte la rinegoziazione dell’accordo commerciale con gli Stati Uniti. In questo clima, Sheinbaum ha respinto ogni ingerenza giudiziaria esterna e ha chiamato la sua base a scendere in piazza con assemblee informative in tutto il paese, difendendo al contempo l’eredità del predecessore López Obrador, il quale, secondo indiscrezioni, potrebbe tornare in campagna elettorale nel 2027.
Sul fronte interno, la strategia di Sheinbaum fa leva su un massiccio programma di inclusione sociale: il progetto “Jóvenes Construyendo el Futuro”, presentato in questi giorni a Veracruz, ha coinvolto dal 2019 oltre 3,5 milioni di giovani, offrendo loro un anno di formazione lavorativa retribuita con salario minimo e copertura sociale. Un modello che la presidente considera ancora incompiuto – “non è sufficiente il tempo trascorso”, ha dichiarato – e che chiama le nuove generazioni a perpetuare. L’urgenza di politiche attive per il lavoro giovanile non riguarda solo il Messico: in Argentina, l’informalità resta la regola per il primo impiego, tanto da spingere organizzazioni come Junior Achievement a formare oltre centomila ragazzi solo nel 2025. Nel Vecchio Continente, il dibattito svedese sull’apprendistato mostra come i sistemi duali europei provino a colmare il divario tra scuola e mercato, con comuni come Uddevalla pronti a sperimentare nuove vie.
A completare il quadro messicano, si inseriscono le opere infrastrutturali – come il muro di contenimento da 700 milioni di pesos contro le inondazioni a Veracruz – e la controversa questione energetica. La storica dipendenza dal gas statunitense, eredità delle liberalizzazioni degli anni Novanta, spinge oggi il governo a valutare il ritorno al fracking per recuperare sovranità, nonostante le critiche degli ambientalisti e di figure pubbliche come il cantante Rubén Albarrán. Una scelta spinosa che divide il campo progressista e riflette la complessità di un paese in bilico tra emancipazione economica e sostenibilità.
Guardando avanti, il banco di prova per Sheinbaum sarà la capacità di trasformare la mobilitazione sovranista in consenso duraturo, senza sacrificare né la stabilità macroeconomica né la credibilità diplomatica. Per l’Europa, che osserva da lontano ma con interesse gli esperimenti latinoamericani di welfare generazionale, il caso messicano offre spunti su come coniugare protezione sociale, autonomia strategica e pressioni migratorie indirette, in un’epoca in cui la tenuta delle democrazie si misura anche sul fronte dell’occupazione giovanile.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
La presidente Sheinbaum denuncia l'ingerenza di Washington e la cospirazione della destra messicana come parte di un golpe morbido, mentre celebra i programmi per l'occupazione giovanile come pilastro della Quarta Trasformazione. Il governo si presenta come baluardo della sovranità nazionale, capace di unire difesa politica e inclusione sociale. Viene chiamata alle armi la generazione che ha beneficiato di 'Jóvenes Construyendo el Futuro' affinché prosegua la trasformazione e resista ai tentativi di destabilizzazione.
Un ampio fronte di imprese, comuni e parti sociali nel Nord Europa propone di rafforzare i sistemi di apprendistato e tirocinio per affrontare congiuntamente la disoccupazione giovanile e la carenza di competenze. L'iniziativa è accolta con favore per la sua concretezza e per la disponibilità già manifestata da realtà come il comune di Uddevalla. Si delinea una soluzione strutturale e di lungo periodo, lontana da tensioni politiche, incentrata sull'integrazione tra formazione e mondo del lavoro.
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