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Messico, quattro corpi decapitati abbandonati davanti al Congresso del Guerrero: l’incubo del narcotraffico non risparmia la capitale

Il macabro ritrovamento a Chilpancingo segna una nuova escalation nella guerra tra cartelli. Poche ore dopo, un cadavere in un camion della spazzatura a Città del Messico conferma che l’insicurezza è ormai un’emergenza nazionale, con riflessi diretti sulle rotte europee della cocaina.

Società5 testate2 lingue3 min letturaAgg. 03:21

Le prime luci dell’alba di giovedì hanno illuminato una scena che condensa trent’anni di fallimenti nella guerra al narcotraffico: quattro corpi smembrati e avvolti in sacchi di plastica nera, abbandonati nel bagagliaio di un’auto bianca parcheggiata accanto all’ingresso posteriore del Congresso dello Stato di Guerrero, a Chilpancingo. La Procura ha confermato il ritrovamento, precisando che le vittime, non ancora identificate, erano state decapitate e disposte tra il portabagagli e i sedili posteriori. La firma del crimine organizzato è inequivocabile, così come lo è la scelta del luogo: il parlamento locale, simbolo di un’autorità civile ormai ridotta a testimone impotente.

Il Guerrero, con la sua gemma turistica di Acapulco, è da anni l’epicentro di uno scontro brutale tra il Cartello della Sierra e Los Ardillos, gruppo radicato nelle comunità indigene delle montagne. Le fonti investigative citate dalla stampa locale ricostruiscono una faida per il controllo delle rotte del trasporto della droga verso il Pacifico, che si nutre della povertà endemica della regione e della complicità di apparati statali corrosi. L’esposizione dei cadaveri davanti a un’istituzione non è un messaggio nuovo, ma la prossimità fisica al cuore legislativo dello Stato segna un salto qualitativo: il messaggio è che nessuno spazio, per quanto sorvegliato, è più sicuro.

A poche ore di distanza e a circa trecento chilometri di asfalto, un secondo rinvenimento ha scosso la capitale. Un corpo senza vita è stato trovato all’interno di un camion per la raccolta dei rifiuti solidi nel quartiere Cuauhtémoc, dietro il Giardino delle Arti Grafiche. La Procura di Città del Messico ha avviato le indagini, mentre l’amministrazione locale ha garantito piena collaborazione. Sebbene le modalità appaiano differenti e al momento non vi sia un collegamento diretto con i fatti di Chilpancingo, la coincidenza temporale e la brutalità diffusa alimentano un clima di insicurezza che dalla periferia rurale sta inglobando anche la megalopoli, ritenuta a lungo un’isola parzialmente immune alla violenza dei cartelli.

Per l’Europa, e in particolare per l’Italia, queste cronache non sono un bollettino esotico. Secondo gli analisti di Bruxelles che monitorano i flussi di stupefacenti, il Guerrero è un nodo cruciale nella rotta del Pacifico, attraverso cui transita una quota crescente della cocaina destinata ai porti del Mediterraneo, da Gioia Tauro a Rotterdam. L’instabilità messicana si traduce in maggiore volatilità delle reti di approvvigionamento e in un rafforzamento delle alleanze tra i cartelli latinoamericani e le mafie europee, che già gestiscono i laboratori di trasformazione e la distribuzione continentale. Inoltre, il progressivo sprofondamento di Acapulco nell’emergenza sicurezza rischia di deviare i flussi turistici internazionali, con ripercussioni anche sugli operatori italiani attivi nella regione, e di accelerare l’emigrazione irregolare verso il Nord, alimentando tensioni lungo il confine statunitense che l’Unione Europea osserva con preoccupazione per le possibili ripercussioni sull’agenda commerciale transatlantica.

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