Mai così tanti conflitti tra Stati dal 1945: il 2025 segna una svolta globale
I rapporti di Uppsala e Oslo fotografano un’annata nera: otto guerre tra Stati sovrani e quasi 245mila vittime. Un’escalation che riporta l’ordine internazionale ai livelli di violenza della Guerra fredda.

Il 2025 è stato l’anno in cui il mondo ha riscoperto la guerra tra nazioni come mai dalla fine della Seconda guerra mondiale. Secondo i dati dell’Uppsala Conflict Data Program, diffusi dalla stampa svedese, e del Peace Research Institute di Oslo, messi in luce dai media norvegesi, i conflitti armati tra Stati sovrani hanno raggiunto quota otto, il doppio dell’anno precedente, segnando il secondo raddoppio consecutivo. Tra questi figurano il protrarsi dell’invasione russa dell’Ucraina, gli scontri diretti tra Iran e Israele, le tensioni di confine tra India e Pakistan, le scaramucce fra Afghanistan e Pakistan e tra Cambogia e Thailandia, nonché le operazioni militari israeliane in Siria. Un panorama che, letto da Bruxelles, impone una riflessione sulla sicurezza del continente europeo, ormai accerchiato da instabilità a est e a sud.
Complessivamente, nel 2025 sono stati censiti 65 conflitti che coinvolgono almeno un attore statuale – il numero più alto dal 1946, anno d’inizio delle serie storiche. La conta delle vittime è altrettanto impietosa: circa 244.600 morti, di cui oltre 94.700 nel solo teatro ucraino. Si tratta del terzo anno più letale dalla fine della Guerra fredda, collocandosi appena sotto il picco del genocidio ruandese del 1994. La ricercatrice Siri Aas Rustad, citata dai quotidiani arabi e franco-canadesi, ha commentato con un filo di sgomento: «Purtroppo non c’è quasi nulla di positivo da estrarre; ogni anno cerco un aspetto incoraggiante, ma questa volta i numeri sono semplicemente sconvolgenti».
La prospettiva mediorientale accentua l’allarme per l’estensione dei combattimenti oltre i tradizionali fronti asimmetrici: la comparsa di un conflitto interstatale tra Iran e Israele, unita alle incursioni israeliane in Siria, ridisegna la geografia della guerra nella regione. Dall’ottica di Teheran, riportata dalla stampa in lingua persiana, il dato più inquietante è l’impennata degli attacchi deliberati contro i civili, un fenomeno che i rapporti scandinavi legano alla moltiplicazione delle guerre ibride e al logoramento del diritto internazionale umanitario.
Al di là delle cifre, i due istituti nordeuropei convergono nel diagnosticare l’ingresso in una «nuova era di elevata violenza», caratterizzata dalla normalizzazione del conflitto tra Stati come strumento di risoluzione delle controversie. Gli osservatori italiani sottolineano come questa tendenza si riverberi direttamente sul sistema multilaterale, già fiaccato dalla competizione tra grandi potenze e da un Consiglio di Sicurezza in stallo. In un simile scenario, l’Unione Europea è chiamata a ripensare la propria autonomia strategica e la capacità di deterrenza, mentre il mondo arabo guarda con apprensione a un disordine globale che moltiplica i fronti di crisi. Se il 2025 è stato il punto di rottura, le prime avvisaglie del 2026 non lasciano presagire un’inversione di rotta.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
Nel 2025 le guerre tra Stati hanno raggiunto livelli che non si vedevano dalla Seconda guerra mondiale, con otto conflitti attivi e quasi 250.000 morti. Secondo i dati di Uppsala si tratta del secondo anno più letale dopo il genocidio ruandese del 1994, segnalando un pericoloso ritorno agli scontri diretti tra potenze.
Il mondo è entrato in una nuova era di violenza elevata: nel 2025 il numero di conflitti tra Stati ha raggiunto il massimo storico postbellico e gli attacchi contro civili sono esplosi, in particolare con massacri come quelli di El Fasher. I ricercatori avvertono che non c'è quasi nulla di positivo da cogliere, dipingendo un quadro globale cupo e senza precedenti.
Il 2025 ha toccato un numero record di conflitti con almeno un governo coinvolto, sessantacinque, il dato più alto dal 1946. Otto guerre interstatali hanno acceso scontri alle frontiere tra India e Pakistan, Afghanistan e Pakistan, Cambogia e Thailandia, a cui si sommano l'invasione russa dell'Ucraina e le operazioni militari israeliane in Siria. La ricercatrice ha espresso rammarico per l'andamento complessivo.
L'ultimo rapporto dell'Istituto di ricerca sulla pace di Oslo mostra che il mondo si trova al massimo delle tensioni militari dalla fine della Seconda guerra mondiale. Sono stati registrati sessantacinque conflitti attivi nel 2025 e il numero di guerre tra Stati è raddoppiato, mentre crescono gli attacchi ai civili. Lo studio denuncia un peggioramento generale della sicurezza globale, senza attribuire responsabilità a un singolo attore.
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