La guerra globale ai sapori che seducono: tabacco e cibo nel mirino delle autorità sanitarie
Dall’Hong Kong che vieta le sigarette aromatizzate ai nuovi dati sul fumo negli USA, mentre in Argentina si discute di etichettatura degli alimenti: la strategia dell’industria per rendere attraenti i prodotti dannosi e la risposta dei governi.

La battaglia contro il tabacco aromatizzato sta segnando un punto di svolta globale. Secondo le autorità di Hong Kong, i prodotti con aromi derivati da mentolo o essenze fruttate rappresentano un “calice avvelenato” che maschera l’asprezza del tabacco e aggancia i più giovani. Dati brasiliani confermano l’allarme: l’Istituto Nazionale del Cancro parla ormai di “industria della nicotina”, non più solo del tabacco, perché sono gli adolescenti le vittime designate di dispositivi elettronici e sigarette aromatiche. Anche l’Iran, attraverso il Ministero della Salute, denuncia le stesse tattiche: packaging colorati e aromi fruttati per abbassare la percezione del rischio. Negli Stati Uniti, il consumo di sigarette tra adulti è sceso al minimo storico del 9% nel 2025, ma l’uso di e-cigarette resta stabile al 7%, segno che il pericolo si è solo spostato su nuovi veicoli. In questo scenario, il 31 maggio, Giornata Mondiale senza Tabacco, diventa il palcoscenico di uno scontro che unisce esperti e governi da Brasilia a Teheran, con l’obiettivo di smascherare le strategie di seduzione messe in campo dall’industria.
Ma la controffensiva dei produttori non si fa attendere. In America Latina, secondo gli analisti della regione, le multinazionali del tabacco insistono sulla retorica del contrabbando, denunciando perdite fiscali astronomiche e mercati informali che sfuggirebbero a ogni controllo. È un discorso che, durante la settimana di mobilitazione, è stato smontato dalle società mediche: il commercio illecito sarebbe spesso legato proprio alle stesse compagnie, e serve a premere per una regolamentazione più blanda, inclusa la legalizzazione di dispositivi elettronici oggi vietati in Messico e altrove. In Iran, il governo risponde con la campagna “Svelare l’attrattiva, combattere la dipendenza da nicotina”, puntando a colmare un’informazione che vede ancora il 14-15% dei cittadini fumare, con un incremento di tre milioni di consumatori in pochi anni legato alla crescita demografica.
La dinamica non è limitata al tabacco. In Argentina, un’accesa disputa si è riaccesa intorno alla Ley de Etiquetado Frontal, il sistema di ottagoni neri che segnalano eccessi di zuccheri, sodio e grassi negli alimenti. L’attuale governo di Javier Milei, sostenuto da La Libertad Avanza e dal PRO, punta a derogarla, sostenendo che l’etichettatura confonde i consumatori, aumenta i costi e crea ostacoli commerciali con i partner del Mercosur. Da Brasilia, fonti diplomatiche osservano come la proposta argentina si inserisca in un dibattito più ampio sull’armonizzazione normativa regionale, ma esperti sanitari avvertono che l’indebolimento dell’etichettatura rischia di favorire un’alimentazione non salutare, in un continente dove l’obesità è un’emergenza. È lo stesso schema: l’industria contesta la trasparenza informativa e spinge per standard meno severi, invocando presunte incompatibilità commerciali.
Davanti a queste resistenze, la cooperazione internazionale emerge come l’unica via percorribile. Bruxelles guarda con attenzione: l’Unione Europea ha già adottato regole stringenti su tabacco e cibo, ma il rischio di un’ondata deregolatoria proveniente da altri blocchi commerciali potrebbe influenzare il mercato globale. Pechino, dal canto suo, attraverso i provvedimenti di Hong Kong, dimostra che anche economie con forti interessi industriali possono imporre restrizioni quando l’impatto sanitario diventa insostenibile. Il caso statunitense, con un calo storico dei fumatori ottenuto grazie a tasse, divieti e campagne educative, offre una prova che politiche pubbliche decise funzionano. Eppure, la sfida si fa più complessa: i nuovi prodotti alla nicotina richiedono un aggiornamento delle normative e una vigilanza che attraversi i confini.
Nel prossimo futuro, lo scontro si giocherà sulla capacità dei governi di anticipare le innovazioni industriali e di non cedere a pressioni economiche. L’Italia, che ha recepito le direttive europee e mantiene una tradizione di attenzione alla salute pubblica, potrebbe svolgere un ruolo di ponte nel dialogo transatlantico, forte anche del suo sistema di etichettatura Nutri-Score e della stretta sui dispositivi da fumo. Ma la partita è globale: se i giovani vengono attratti da sapori che nascondono il veleno, la risposta non può che essere un’azione coordinata, che vada dall’etichetta di un pacchetto di patatine fino all’ultima goccia di aroma dolciastro di una e-cigarette.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
La stampa latinoamericana denuncia il tabagismo come emergenza sociale ed economica che impoverisce le famiglie e prende di mira gli adolescenti con sigarette aromatizzate; richiama l'industria della nicotina a una politica di protezione dei più deboli e segnala che le cure gratuite nel sistema sanitario pubblico possono raddoppiare le chance di smettere.
La stampa russa registra il minimo storico del 9% di fumatori adulti negli Stati Uniti nel 2025, attribuendo il calo a tasse, divieti e campagne educative, in un resoconto asciutto senza paralleli interni.
La stampa iraniana lancia un allarme per i 60.000 morti all'anno per tabacco e il balzo del 135% delle fumatrici tra i 18 e i 25 anni, chiedendo una mobilitazione interministeriale e un'educazione familiare per una società libera dal fumo.
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