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L’indagine di Roma su Ben-Gvir e l’amicizia Italia-Israele messa alla prova

La Procura iscrive il ministro israeliano per tortura e sequestro nel caso Flotilla. Lui offende l’Italia, Tajani replica: «Parole indegne». Due connazionali ancora bloccati in Libia.

Diritto11 testate4 lingue3 min letturaAgg. 19:13

L’iscrizione nel registro degli indagati del ministro israeliano della Sicurezza nazionale, Itamar Ben-Gvir, per ipotesi di tortura e sequestro di persona ha innescato una tensione diplomatica che Roma non conosceva da anni. L’indagine della Procura capitolina poggia su almeno tre denunce e su un video girato nel porto di Ashdod, diffuso dallo stesso Ben-Gvir sui propri canali social, in cui si vedevano attivisti della Global Sumud Flotilla inginocchiati con le mani legate mentre il ministro sventolava una bandiera israeliana in segno di scherno. La reazione non si è fatta attendere: «Il Paese dello stivale è diventato il Paese delle ciabatte», ha scritto il leader dell’estrema destra religiosa, aggiungendo che Israele «non è un sacco da boxe per un branco di bugiardi sostenitori del terrorismo».

Davanti alle Commissioni riunite Esteri e Difesa, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha definito quelle parole «inaccettabili e indegne di un ministro», rispedendole al mittente. «Dimostrano il livello politico e morale di questo signore», ha aggiunto, mentre il vicepremier ribadiva la necessità di sanzioni europee contro gli insediamenti nei Territori occupati. La presa di posizione italiana, che si accompagna alla disponibilità a partecipare a una missione navale a Hormuz dopo la fine delle ostilità, rivela il tentativo di tenere insieme la condanna degli eccessi dell’esecutivo Netanyahu e la salvaguardia dei canali strategici con Israele.

La notizia dell’indagine ha avuto immediata eco internazionale. La stampa svedese e spagnola ha dettagliato le condizioni degradanti imposte agli attivisti, sottolineando la brutalità delle immagini che hanno spinto i magistrati romani a procedere. Le testate arabe hanno rilanciato il video come prova di un modus operandi che umilia la causa palestinese, mentre analisti di Bruxelles temono che il fascicolo italiano complichi ulteriormente il già fragile dialogo umanitario su Gaza.

Su un altro versante consolare, l’Italia segue con apprensione la sorte di due connazionali fermati in Libia da due settimane mentre marciavano via terra verso Gaza. Il ministro Tajani ha confermato che le condizioni di detenzione sono migliorate e che oggi è in programma una nuova udienza davanti al procuratore libico, nell’assenza di capi d’accusa formalizzati. La vicenda libica mostra quanto sia delicata per Roma la gestione simultanea di crisi consolari in scacchieri complessi, dalle aule di giustizia italiane che indagano su un ministro straniero sino ai rapporti con le milizie di Bengasi.

La vicenda Ben-Gvir irrompe in un Medio Oriente già percorso da gravi fibrillazioni, con la crisi in Libano e nel Golfo che, nel fine settimana, hanno conosciuto un’ulteriore escalation. L’insistenza di Tajani sulle sanzioni europee e l’apertura di un procedimento penale a carico di un esponente di governo israeliano mettono alla prova la coerenza dell’Unione nella difesa del diritto internazionale, mentre si cerca di preservare una relazione bilaterale che, per l’Italia, resta cruciale sul piano energetico e della sicurezza. L’inchiesta romana, condotta da una magistratura che già in passato non ha esitato a perseguire casi di tortura all’estero, rischia di imprimere uno strappo di lunga durata nei rapporti fra i due Paesi, trasformando l’insulto dello «stivale diventato ciabatte» nell’emblema di una frattura più profonda.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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L'Italia respinge con fermezza le offese del ministro israeliano Ben Gvir, definendole indegne e inaccettabili. La procura di Roma ha aperto un'inchiesta per tortura e sequestro di persona legata agli attivisti della Flotilla, e il governo italiano rilancia la richiesta di sanzioni europee contro l'esponente di estrema destra. Pur ribadendo l'amicizia con Israele, il ministro degli Esteri Tajani sottolinea che lo Stato di diritto e la dignità nazionale non sono negoziabili.

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La magistratura italiana iscrive il ministro sionista Ben Gvir nel registro degli indagati per gravi reati di tortura e detenzione arbitraria ai danni degli attivisti della Flottiglia Globale della Fermezza. Le indagini si basano sulle immagini diffuse dallo stesso ministro in cui i prigionieri vengono umiliati nel porto di Ashdod, e confermano la brutalità sistematica dell'occupazione contro gli internazionali solidali con Gaza.

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L'inchiesta italiana su Ben Gvir viene vista a Gerusalemme come un gesto politico ispirato da attivisti ostili, che oltretutto ha scatenato un'inutile crisi di parole. Pur riconoscendo il linguaggio infelice del ministro, fonti della sicurezza ricordano che la Flottilla tentava di violare un blocco legittimo e che il trattamento dei fermati rientrava nelle procedure operative. L'episodio aggrava l'immagine di Israele ma non cambia la necessità di impedire infiltrazioni marittime verso Gaza.

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Il regime sionista subisce un duro colpo con l'incriminazione a Roma del suo odiato ministro della sicurezza, mentre il mondo osserva la barbarie documentata nel porto occupato. L'inchiesta italiana smaschera la natura criminale di Tel Aviv e apre la strada a un processo internazionale che metta fine all'impunità degli occupanti. La Resistenza indica questa come una tappa della battaglia giuridica e morale contro l'entità usurpatrice.

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