L’America corre sul lavoro: 172mila posti a maggio, il boom dell’ospitalità e l’ombra della geopolitica
Il mercato del lavoro statunitense supera ogni previsione, spinto da bar e ristoranti in attesa dei Mondiali, mentre Iran e inflazione alimentano scenari contrastanti.

Centosettantaduemila nuovi posti di lavoro creati negli Stati Uniti a maggio, quasi il doppio delle stime più ottimistiche. Il dato, diffuso venerdì dal Bureau of Labor Statistics, ha colto di sorpresa economisti e mercati, confermando una fase di inattesa vitalità dopo mesi di incertezza. Il tasso di disoccupazione è rimasto fermo al 4,3%, ma la vera notizia è la composizione settoriale: l’ospitalità e il tempo libero hanno trainato la crescita con 70.000 assunzioni, di cui 48.000 concentrate in bar e ristoranti, un balzo che prepara il terreno all’estate e, come notano gli analisti londinesi, all’imminente torneo mondiale di calcio co-ospitato da Usa, Messico e Canada. Prospettiva, quest’ultima, che spiega anche l’attenzione con cui da Città del Messico si guarda a questi numeri: l’integrazione economica nordamericana fa sì che un boom della ristorazione negli Stati Uniti si traduca in benefici tangibili lungo tutta la filiera continentale.
Non è solo un fenomeno legato all’intrattenimento. La sanità ha aggiunto 35.000 unità, gli enti locali hanno ripreso ad assumere e l’edilizia mostra segnali di risveglio, mentre il comparto finanziario ha perso 22.000 posti. Le revisioni al rialzo per marzo e aprile – rispettivamente 214.000 e 179.000 – dipingono un quadro di accelerazione che, secondo gli osservatori asiatici, rende meno probabile un allentamento monetario della Federal Reserve, con riflessi sulle valute emergenti e sui flussi commerciali verso la Cina. Da Teheran, invece, il dato viene letto in controluce: la stampa iraniana sottolinea come il rafforzamento del mercato del lavoro americano arrivi nonostante l’impennata dei prezzi della benzina seguita alle operazioni militari condotte da Washington e Tel Aviv contro la Repubblica Islamica, un fattore di tensione che i democratici utilizzano per attaccare l’amministrazione Trump.
Proprio la Casa Bianca incassa il risultato come un certificato di resilienza di fronte a un cocktail di avversità che include i dazi più alti da settant’anni, restrizioni all’immigrazione e una persistente sfiducia dei consumatori, quella che gli analisti di Wall Street chiamano “vibecession”. Eppure, il ritmo medio mensile di creazione di posti di lavoro è triplicato rispetto a un anno fa, passando da 63.000 a quasi 190.000. Per gli economisti sudamericani, che dall’Argentina al Brasile seguono con apprensione l’andamento dell’economia statunitense, la tenuta del mercato del lavoro è una notizia a doppio taglio: sostiene la domanda di esportazioni, ma allontana eventuali tagli dei tassi che alleggerirebbero il costo del debito in dollari.
Lo scenario che si apre è dunque complesso. Il traino dell’ospitalità, legato all’effetto Mondiali, potrebbe rivelarsi temporaneo, mentre le incognite geopolitiche e l’inflazione restano sullo sfondo. La Federal Reserve si trova davanti a un dilemma: i dati sull’occupazione suggeriscono cautela nel ridurre il costo del denaro, ma i segnali di rallentamento in altri comparti e il rischio di un’escalation in Medio Oriente consigliano prudenza. Per l’Europa, e in particolare per l’Italia, il nodo è il cambio euro-dollaro: un differenziale di tassi prolungato rischia di deprezzare ulteriormente la moneta unica, con effetti contrastanti su export e importazioni energetiche, in un momento in cui Bruxelles cerca di bilanciare rigore e rilancio.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
Il rapporto sull'occupazione statunitense mostra una crescita dei posti di lavoro nettamente superiore alle attese, dando slancio al presidente Trump. Tuttavia, il dato positivo arriva all'ombra delle operazioni militari contro la Repubblica Islamica, che hanno fatto salire i prezzi della benzina e scatenato le critiche dei democratici.
La crescita dei posti di lavoro negli Stati Uniti a maggio, con un boom nel settore alberghiero e della ristorazione, è trainata dai preparativi per la Coppa del Mondo che gli USA ospitano insieme a Messico e Canada. Pub, bar e ristoranti hanno accelerato le assunzioni in vista del torneo, evidenziando l'impatto economico dell'evento.
La crescita dell'occupazione statunitense, superiore alle attese, ha riacceso il dibattito su consumi, protezionismo e sviluppo economico. Gli analisti si chiedono se questi guadagni, pur positivi, riflettano un modello sostenibile o se le politiche protezionistiche possano frenare lo sviluppo più ampio nelle Americhe.
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