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L’Aiea chiede all’Iran di riaprire i siti nucleari bombardati, Teheran accusa Grossi di menzogna

Mentre il Consiglio dei governatori spinge per una risoluzione, ispezioni ferme da un anno e uranio quasi-bomba non tracciato. L’Iran denuncia il direttore generale come «bugiardo».

Geopolitica5 testate3 lingue3 min letturaAgg. 19:07

Lunedì 18 khordād (9 giugno), il direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica Rafael Grossi ha lanciato un appello pubblico all’Iran: «riprendere il dialogo» per consentire il ritorno degli ispettori nei siti nucleari colpiti un anno fa da bombardamenti statunitensi e israeliani. L’appello è giunto mentre il Consiglio dei governatori dell’Aiea, riunito a Vienna, esaminava una bozza di risoluzione promossa da Washington che chiede a Teheran piena cooperazione. Secondo fonti diplomatiche occidentali, il testo mira ad aumentare la pressione in un momento già segnato da fragili colloqui per un cessate il fuoco e da negoziati nucleari in stallo.

A distanza di quasi dodici mesi dagli attacchi aerei del giugno 2025, che hanno distrutto o gravemente danneggiato impianti di arricchimento, l’Iran non ha ancora informato l’Agenzia sulla sorte del materiale nucleare stoccato in quei siti. Si tratta di quantitativi significativi di uranio arricchito fino al 60%, un livello di purezza che dista un solo passo tecnico dal 90% necessario per un ordigno bellico. Grossi ha ricordato che l’Aiea ha perso la continuità di conoscenza sulle scorte dichiarate: da febbraio 2026, a causa del conflitto militare, tutte le attività di verifica sul campo erano state sospese. Solo la scorsa settimana è stata possibile una ispezione di routine alla centrale di Bushehr, ma nessun altro sito dichiarato è stato raggiunto.

La reazione di Teheran non si è fatta attendere. Un influente quotidiano vicino agli ambienti del potere, Hamshahri, ha definito Grossi un «bugiardo», accusandolo di aver affermato in passato che l’Agenzia non poteva garantire la natura esclusivamente pacifica del programma iraniano – una dichiarazione contenuta in un rapporto del maggio 2025 – per poi sostenere ora di non aver mai detto che l’Iran stesse fabbricando una bomba. Ministero degli Esteri e Organizzazione per l’energia atomica iraniani avevano già respinto quel rapporto come «tendenziato». La stampa iraniana dipinge così la richiesta di accesso come un ennesimo strumento di pressione politica occidentale, mentre l’Aiea insiste sulla necessità tecnica di verificare la destinazione di uranio quasi-bomba.

Per l’Europa e l’Italia, che siede nel Consiglio dei governatori dell’Agenzia, la vicenda ha implicazioni dirette. La mancanza di controlli su materiale fissile a pochi passi dalla soglia militare alimenta i timori di proliferazione in un quadrante già instabile. Da Bruxelles si guarda con preoccupazione all’eventualità che una nuova risoluzione critica possa indurire ulteriormente la posizione iraniana, allontanando la prospettiva di un rilancio dell’accordo nucleare del 2015 (JCPOA) e complicando gli sforzi diplomatici europei per una de-escalation regionale.

La strada da percorrere appare stretta. Se il Consiglio adotterà la risoluzione, è probabile che Teheran reagisca con un irrigidimento, magari riducendo ulteriormente la cooperazione. Eppure, l’appello di Grossi a «re-engage» suggerisce che un canale di comunicazione, per quanto logorato, esiste ancora. Le prossime settimane diranno se la diplomazia riuscirà a prevalere sulle accuse reciproche, o se l’uranio non tracciato diventerà l’ombra permanente di una crisi che l’Europa non può permettersi di ignorare.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa atlantica / anglosfera/ sicurezzaallarmeindignazionepaternalismo

L'AIEA esprime allarme per il persistere del blackout comunicativo imposto dal regime iraniano e chiede che riprenda la cooperazione per consentire ispezioni nei siti nucleari bombardati da Stati Uniti e Israele. Le potenze occidentali spingono per una risoluzione poiché Teheran non ha reso noto lo stato dei materiali nucleari, tra cui uranio arricchito a livelli prossimi a quelli per uso bellico, alimentando gravi timori di proliferazione.

Stampa iraniana e affini/ regimeironiaindignazionevittimismo

Il direttore generale dell'AIEA viene accusato di mentire sulle sue passate dichiarazioni riguardo al programma nucleare iraniano, negando falsamente di aver mai detto che l'Iran stesse costruendo una bomba. Viene dipinto come uno dei principali artefici della crisi, mentre l'Iran sottolinea che le ispezioni sono parzialmente riprese a Bushehr, contestando la narrazione di una totale non-cooperazione.

Stampa indiana e sudasiaticadistaccopragmatismo

Il capo dell'AIEA ha esortato l'Iran a riprendere il dialogo e a consentire ispezioni nei siti colpiti un anno fa da attacchi aerei statunitensi e israeliani. L'appello giunge mentre le potenze occidentali promuovono una bozza di risoluzione al consiglio dell'agenzia, in un contesto di incertezza sullo stato dei materiali nucleari e di stallo nei negoziati diplomatici.

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Voice of America (VOA) Persian8 giu, 18:16
Hamshahri Online8 giu, 23:13
Khabar Online8 giu, 18:15
An-Nahar8 giu, 18:34
India Today9 giu, 00:15