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Inflazione globale a più velocità: energia e cibo accendono fiammate selettive

Dai trasporti in Argentina ai pomodori in Ghana, fino alla Svezia, l’inflazione di maggio 2026 mostra pressioni disomogenee ma in gran parte sotto controllo. Le banche centrali restano vigili.

Economia20 testate1 lingue3 min letturaAgg. 10:15

L’inflazione globale mostra a maggio 2026 un volto frammentato, in cui spinte settoriali convivono con una calma apparente. Se i grandi aggregati restano spesso al di sotto dei target ufficiali, si moltiplicano i segnali di un risveglio dei prezzi legato a fattori specifici: i carburanti in America Latina, i prodotti freschi in Africa, l’energia e i servizi nel Nord Europa. È un mosaico che obbliga i banchieri centrali a navigare a vista, tra il timore di un rincaro incontrollato degli input e la consapevolezza che la domanda interna, in molti casi, frena da sola qualsiasi spirale.

In Argentina, l’Indice dei Costi del Trasporto (ICT) segna un incremento mensile dell’1,91%, in decelerazione rispetto ai picchi di marzo ma con un accumulo che ha già raggiunto il 48% su base annua, più del doppio dell’inflazione generale. La Federación Argentina de Entidades Empresarias del Autotransporte de Cargas (FADEEAC) segnala come l’estensione del cosiddetto «buffer» da parte di YPF abbia momentaneamente attutito la pressione, ma il settore resta esposto a costi operativi crescenti. In Paraguay, l’espansione robusta del primo trimestre (+4,7%) è trainata da soia e canna da zucchero, ma l’impennata dell’attività economica riaccende il dibattito sulle retribuzioni, mentre un altro paese della regione, secondo i dati dell’Istituto di statistica, vede l’inflazione annua balzare al 3,77% per effetto di un rincaro del gasolio del 14% e di aggiustamenti sui combustibili che si trasferiscono a valanga sulla distribuzione.

In Africa, il Ghana è emblematico di una vulnerabilità che parte dall’offerta. L’ufficio statistico nazionale ha registrato un balzo mensile del 38,8% per i pomodori freschi, a causa di interruzioni negli scambi transfrontalieri e di shock climatici, spingendo l’inflazione alimentare e portando il dato complessivo al 3,7% – secondo aumento consecutivo. Il governo statistico Annim ha parlato di una dinamica «contenuta» rispetto ai picchi di oltre il 18% del 2025, ma gli analisti africani mettono in guardia: la dipendenza dalle importazioni alimentari rende le economie della regione strutturalmente esposte a episodi di volatilità.

Sul fronte europeo, la Svezia offre un caso di scuola. L’inflazione KPI è più che raddoppiata, raggiungendo l’1,6% mensile contro lo 0,8% di aprile, sorprendendo al rialzo le attese degli economisti. L’energia e i servizi sono stati i principali motori, ma la corona forte e le misure fiscali espansive fanno da cuscinetto, consentendo alla Riksbank di attendere prima di muovere i tassi. Per l’Eurosistema, questo segnale è ambivalente: conferma che la disinflazione non è lineare e che i costi delle materie prime possono innescare rincari anche in un contesto di domanda debole. L’Italia, che importa gran parte dell’energia, è direttamente interessata da questo canale di trasmissione, sebbene la debolezza dei consumi interni possa mitigare gli effetti di seconda battuta.

In Asia, Giacarta registra un’inflazione annua del 2,49%, la più bassa tra le province di Giava e ampiamente sotto la media nazionale, a dimostrazione di come una gestione attenta dei prezzi amministrati e la solidità della domanda locale possano blindare un’economia dalle turbolenze esterne. Lo scenario complessivo suggerisce che, in assenza di shock sistemici, le banche centrali opteranno per una pausa prolungata, con l’attenzione rivolta più al riproporsi di colli di bottiglia settoriali che a un surriscaldamento generalizzato. Per i policy maker di Francoforte, la sfida sarà distinguere tra segnali effimeri e tendenze persistenti, in un mondo in cui l’inflazione non è più un monolite ma un arcipelago di micro-storie.

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