Il T-MEC si sgretola a tre: parte la revisione bilaterale tra Washington e Città del Messico
Al via le tre tornate di colloqui, il Canada resta escluso per le divergenze sui dazi. New Delhi intanto prepara un’intesa parallela con gli Stati Uniti, mentre l’Europa osserva il nuovo corso protezionista.

La prima crepa nell’architettura commerciale del Nord America si è aperta giovedì 28 maggio a Città del Messico, quando la delegazione guidata dal rappresentante aggiunto per il Commercio statunitense, Jeffrey Goettman, ha varcato la soglia della Secretaría de Economía senza che al tavolo fosse presente il Canada. È l’avvio formale della revisione del T-MEC, il patto che dal 2020 lega le tre economie, e lo fa con una frattura che le cancellerie di Bruxelles leggono come il sintomo di una più ampia riscrittura unilaterale delle regole del commercio globale. Le tre sessioni negoziali già calendarizzate – la seconda a Washington il 16 e 17 giugno, la terza di nuovo in Messico il 20 luglio – serviranno a ridisegnare sicurezza economica, norme d’origine per i prodotti industriali, agricoltura e condizioni di concorrenza, ma l’orizzonte temporale si è già dilatato ben oltre la scadenza simbolica del 1° luglio, confermando che la trattativa sarà un cantiere prolungato.
L’esclusione di Ottawa non è accidentale. L’Ufficio del rappresentante commerciale americano ha parlato apertamente di «divergenze significative» con il governo canadese sulla politica tariffaria, una formula che nell’ottica di Washington equivale a un ultimatum. Secondo le capitali europee, l’amministrazione Trump intende mantenere – e anzi calibrare con maggiore precisione – i dazi verso i partner con cui registra disavanzi commerciali elevati, Messico compreso. Non a caso, Jamieson Greer, il rappresentante commerciale che non ha partecipato al round inaugurale ma che la presidente Claudia Sheinbaum si augurava di coinvolgere, ha ribadito che gli Stati Uniti cercheranno regole d’origine più restrittive e continueranno ad applicare tariffe su acciaio, alluminio e autoveicoli. Sheinbaum, dal canto suo, ha celebrato l’avvio del dialogo bilaterale come un successo della diplomazia economica messicana, sottolineando la presenza di imprenditori di entrambi i Paesi, mentre il segretario all’Economia Marcelo Ebrard orchestrava la prima sessione di lavoro con l’obiettivo di scongiurare una guerra commerciale che colpirebbe le catene di fornitura integrate.
Il quadro si complica se si allarga lo sguardo verso altri continenti. Mentre il T-MEC entrava in terapia intensiva, una delegazione statunitense guidata dallo stesso Greer si preparava ad atterrare a Nuova Delhi tra l’1 e il 4 giugno per un negoziato lampo su un accordo commerciale bilaterale India-USA. Le due potenze hanno già fissato un’intesa-quadro a febbraio per un patto interinale che tocchi accesso al mercato, barriere non tariffarie, facilitazione doganale e allineamento sulla sicurezza economica. L’accelerazione indiana non è un episodio isolato: rivela una strategia americana che procede per cerchi concentrici, sostituendo le grandi architetture multilaterali con accordi a due velocità, in cui il partner che accetta le nuove condizioni tariffarie può sperare in una corsia preferenziale.
Per un osservatore italiano ed europeo, il doppio binario – rinegoziazione punitiva del T-MEC e corteggiamento dell’India – contiene un avvertimento netto. Il concetto di “sicurezza economica” brandito da Washington rischia di diventare la leva per imporre standard produttivi e dazi selettivi anche ad alleati storici, frammentando i blocchi commerciali consolidati. Se il Canada, finora pilastro del NAFTA prima e del T-MEC poi, viene messo all’angolo, qualunque accordo transatlantico potrà essere rimesso in discussione con gli stessi strumenti. Le imprese italiane che hanno delocalizzato in Messico per servire il mercato nordamericano, o che esportano componenti automotive verso gli stabilimenti di Guanajuato e Puebla, dovranno monitorare ogni modifica alle regole d’origine, perché un irrigidimento delle percentuali minime di contenuto regionale potrebbe vanificare anni di investimenti. Allo stesso tempo, l’apertura di un canale privilegiato con New Delhi potrebbe ridisegnare i flussi globali di beni e servizi, spostando ulteriormente l’asse del commercio mondiale verso l’Indo-Pacifico e lontano dal continente europeo.
La revisione del T-MEC sarà dunque un banco di prova non solo per la tenuta dell’integrazione nordamericana, ma per la direzione stessa della globalizzazione. L’Europa, che ha già sperimentato con l’Inflation Reduction Act la concorrenza fiscale americana, si trova ora davanti a un partner disposto a ridiscutere le fondamenta degli accordi di libero scambio con la logica del risultato immediato. L’esito di queste tre tornate, e la sorte del Canada, diranno se il nuovo corso protezionista è trattabile o se si sta entrando in una stagione di mercantilismo muscolare in cui ogni blocco dovrà badare a sé stesso.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
L'avvio dei colloqui formali sul T-MEC tra Stati Uniti e Messico, senza il Canada, segna una nuova fase in cui Città del Messico ottiene un'attenzione bilaterale diretta, mentre Ottawa resta ai margini. Le autorità messicane celebrano la definizione di tre tornate negoziali, vedendola come un'opportunità strategica per consolidare l'asse commerciale con Washington.
Mentre Stati Uniti e Messico avviano i colloqui sul T-MEC escludendo il Canada, Washington porta avanti in parallelo un negoziato commerciale con l'India, inviando il rappresentante Greer a Delhi ai primi di giugno. Questa coincidenza rivela una strategia americana di accordi bilaterali che mette da parte gli alleati tradizionali, con l'India che si posiziona come nuovo perno della politica commerciale statunitense.
Il Canada viene platealmente escluso dall'avvio della revisione del T-MEC, con Washington che sceglie di negoziare solo con Città del Messico. La mossa alimenta i timori a Ottawa e tra gli analisti che gli Stati Uniti stiano deliberatamente isolando il partner settentrionale, mentre contemporaneamente aprono canali con l'India, frammentando l'alleanza nordamericana in nome dell'America First.
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