Il caso Lyhanna scuote la Francia: Darmanin ordina la revisione di 70mila denunce su minori
Il ministro della Giustizia respinge le dimissioni ma annuncia una verifica straordinaria; Retailleau rilancia la corte disciplinare e la castrazione chimica, mentre il paese si interroga sui buchi della catena giudiziaria.

La decisione più dirompente è arrivata nella mattinata di lunedì: il ministro della Giustizia francese, Gérald Darmanin, ha convocato tutti i procuratori generali e disposto la revisione di circa 70.000 denunce che riguardano minori. È la risposta immediata allo sgomento seguito all’omicidio di Lyhanna Rameau Barnard, 11 anni, ritrovata senza vita in un silo agricolo dismesso nel Gers. Il principale sospettato, Jérôme Barella, 41 anni, padre di un’amica della vittima, aveva accumulato almeno cinque denunce per aggressione sessuale — una per stupro di una bambina di dieci anni risalente al 2025 — senza mai essere stato ascoltato dagli inquirenti.
Darmanin, in una conferenza stampa al termine dell’incontro con i capi delle procure, ha escluso ogni ipotesi di dimissioni: «La questione della mia presenza al governo si porrebbe se non mi assumessi le mie responsabilità», ha dichiarato, riconoscendo però «gravi défaillances» nell’apparato giudiziario. Il suo rifiuto di lasciare l’incarico non ha placato le polemiche. In tutto il Paese le marce silenziose si moltiplicano: a Fleurance, cittadina della Linguadoca, quasi seimila persone vestite di bianco hanno sfilato domenica scorsa. Anne-Cécile Mailfert, presidente della Fondation des femmes, ha parlato di «ingiustizia di troppo», cogliendo il sentimento di una società che vede nella vicenda Lyhanna l’emblema dei disfunzionamenti cronici della magistratura.
Dalla destra gollista, l’ex ministro dell’Interno Bruno Retailleau ha colto l’occasione per rilanciare due proposte radicali. La prima è l’istituzione di una corte disciplinare indipendente per i magistrati, un’autorità che risponda direttamente alla società e ponga fine a quella che Retailleau definisce «irresponsabilità della catena giudiziaria». La seconda, già evocata in passato, è la castrazione chimica per i colpevoli di reati sessuali: «bisogna trattare il male alla radice», ha affermato, anche se numerosi esperti restano scettici sull’efficacia di una misura che non ha nulla di una «bacchetta magica». La spinta a riformare il Consiglio superiore della magistratura, secondo quanto riferisce la stampa francese, non sarebbe estranea nemmeno allo stesso Darmanin, che starebbe valutando uno studio comparato delle sanzioni disciplinari inflitte nelle diverse professioni.
La cronaca spagnola sottolinea il «terremoto politico» che ha investito il governo di Parigi, mentre i media svizzeri insistono sulla distanza tra le rassicurazioni ufficiali e la realtà di una giustizia che ha permesso a un uomo segnalato più volte di restare libero fino all’irreparabile. Da Bruxelles e in Italia, dove casi analoghi hanno innescato dibattiti sulla protezione dei minori e sulla responsabilità dei giudici, l’ondata di autocritica che attraversa la Francia viene osservata con attenzione: la revisione di 70.000 fascicoli è una misura eccezionale che rivela la fragilità strutturale di un sistema e la difficoltà di tradurre la consapevolezza politica in un reale cambiamento delle prassi investigative e sanzionatorie. Il prossimo banco di prova sarà la capacità di Darmanin di trasformare l’indignazione in una riforma che impedisca nuovi «mai più».
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