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Francia verso un declino demografico storico, l’Europa si interroga

L’Insee prevede 65,9 milioni di francesi nel 2070, 3,2 milioni in meno. Svezia e Germania affrontano sfide simili, tra invecchiamento e necessità di politiche abitative.

Società6 testate4 lingue3 min letturaAgg. 14:30

La Francia si prepara a voltare pagina. Secondo il nuovo scenario di riferimento dell’istituto statistico Insee, la popolazione toccherà i 65,9 milioni nel 2070, con un calo di 3,2 milioni rispetto al 2026. Si tratta di una decrescita «inedita» e «storica», come l’ha definita un responsabile dell’unità studi demografici, perché in tempo di pace il Paese non ha mai conosciuto un simile arretramento. La soglia del declino verrebbe superata già nel 2037, segnando la fine di una lunga fase espansiva e consegnando all’Esagono una società più anziana e più mescolata.

Il copione non è isolato. Nel Västernorrland, contea della Svezia settentrionale, tra il 2021 e il 2025 si sono persi oltre tremila abitanti, mentre la quota di over 65 è cresciuta di oltre milleseicento unità e quella dei giovani sotto i vent’anni è calata di quasi duemilaquattrocento. A Karlskrona, nel sud del Paese, il comune ha visto allontanarsi un centinaio di residenti in pochi mesi, spingendo le forze di centrosinistra a chiedere una commissione temporanea sulla popolazione. In entrambi i casi, meno giovani significano meno contribuenti futuri e più domanda di cura.

La Germania si muove su un crinale diverso. La fecondità si ferma a 1,35 figli per donna, ben al di sotto del tasso di sostituzione di 2,1, ma la popolazione resta nell’ordine degli 83,5 milioni grazie ai flussi migratori. Il dato, diffuso dall’ufficio federale di statistica, mostra una flessione contenuta di centomila unità in un anno e riapre il dibattito sulle naturalizzazioni, percepite come essenziali per il mercato del lavoro ma politicamente controverse. Mentre altrove il numero di abitanti scende, qui si mantiene per compensazione esterna, sollevando interrogativi sull’integrazione.

Anche la Svizzera, pur non soffrendo cali demografici, vive tensioni legate alla pressione abitativa. L’iniziativa cantonale zurighese sulla protezione degli inquilini, in votazione il 14 giugno, cerca un equilibrio tra il diritto alla casa e la necessità di densificare e rinnovare il patrimonio edilizio. È un esempio di come le trasformazioni demografiche impongano risposte di policy anche in territori che continuano ad attrarre popolazione, ridefinendo il patto tra città e abitanti.

Per l’Italia, che già conosce un inverno demografico prolungato, queste proiezioni sono uno specchio. L’invecchiamento e la denatalità obbligano a ripensare welfare, migrazioni e sviluppo territoriale. Se la Francia anticipa un sorpasso storico del declino sulla crescita, il resto d’Europa dovrà decidere se e come governare una contrazione che non è più solo una possibilità statistica, ma un orizzonte sempre più concreto.

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Sundsvalls Tidning8 giu, 13:36
Neue Zürcher Zeitung (NZZ)8 giu, 05:31