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Fósforo bianco sulle città libanesi: Israele sotto accusa per l’uso di armi vietate

Documentato l’impiego di proiettili al fosforo bianco in aree popolate del Libano. Le munizioni, di fabbricazione statunitense, sollevano interrogativi sul rispetto del diritto internazionale e sulla tenuta del cessate il fuoco.

Geopolitica6 testate3 lingue3 min letturaAgg. 02:20

La guerra in Libano riaccende i riflettori su un ordigno tanto temuto quanto controverso. Secondo verifiche condotte dal New York Times con il supporto di esperti e organizzazioni umanitarie, l’esercito israeliano ha impiegato proiettili al fosforo bianco in almeno cinque località del sud del Libano, tra cui Nabatieh, Tiro e i villaggi di Qlayaa, Khiam e Yohmor, oltre alla fortezza di Beaufort. Le immagini, diffuse anche dall’emittente panaraba Al Jazeera, mostrano le caratteristiche scie fumose rilasciate dalle munizioni M825A1 – proiettili d’artiglieria da 155 mm di fabbricazione statunitense, progettati per disperdere 116 submunizioni imbevute della sostanza incendiaria. Il fosforo bianco, a contatto con l’aria, si auto-infiamma generando temperature elevatissime e fumi tossici capaci di provocare ustioni gravissime, danni respiratori e incendi difficili da domare.\n\nL’uso è stato registrato il 30 maggio durante un’intensificazione delle operazioni israeliane contro Hezbollah, gruppo sostenuto dall’Iran, in un ciclo di violenze riaccesosi a inizio marzo con lanci di razzi verso le comunità israeliane di confine. Tel Aviv, che nega il ricorso a tali armi, agisce in un quadro giuridico ambiguo: il fosforo bianco non è bandito in sé, ma il diritto internazionale umanitario ne vieta l’impiego in aree densamente popolate, equiparandolo a un attacco indiscriminato. Le rivelazioni hanno innescato una condanna diffusa – dalle capitali arabe ai media sudamericani – e alimentato richieste di inchiesta formale presso organismi come la Corte penale internazionale.\n\nSecondo gli analisti di Bruxelles, la vicenda pone delicati interrogativi per l’Unione Europea e per l’Italia in particolare. Roma, che guida il contingente UNIFIL nel sud del Libano, teme un’escalation che potrebbe coinvolgere i propri soldati e destabilizzare ulteriormente il Mediterraneo orientale. L’origine statunitense degli ordigni, confermata dagli esperti balistici, solleva inoltre il tema della responsabilità indiretta dei paesi fornitori: in un momento in cui diversi governi europei rivedono le politiche di export militare verso Israele, la pressione per uno stop alle forniture che alimentano tattiche controverse cresce su entrambe le sponde dell’Atlantico.\n\nMentre la tregua mediata resta fragile, il caso del fosforo bianco rischia di allargare la frattura tra Israele e la comunità internazionale, offrendo a Hezbollah e all’Iran nuovi argomenti per mobilitare l’opinione pubblica regionale. Per l’Europa, già alle prese con il conflitto ucraino, un nuovo focolaio in Libano metterebbe a repentaglio la sicurezza energetica e i delicati equilibri migratori. La speranza, coltivata negli ambienti diplomatici, è che la trasparenza investigativa possa fungere da deterrente contro la normalizzazione di armi capaci di causare sofferenze sproporzionate.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa atlantica / anglosfera · progressistaStampa sud-est asiaticaStampa latinoamericana · mercato
Stampa atlantica / anglosfera/ progressistadistaccopragmatismo

Analisi video mostrano come l'esercito israeliano abbia impiegato munizioni al fosforo bianco in aree popolate del Libano meridionale. I tracciati documentati indicano un uso ripetuto che solleva interrogativi sulla protezione dei civili secondo il diritto umanitario.

Stampa sud-est asiaticaindignazioneallarme

Il regime sionista israeliano ha dimostrato di usare bombe al fosforo bianco sui villaggi libanesi, come confermato da agenzie umanitarie internazionali. Azioni simili innescano un'indagine legale e rivelano la brutale condotta sionista contro i civili.

Stampa latinoamericana/ mercatoallarmeurgenza

Israele ha sganciato bombe al fosforo bianco su aree abitate del Libano durante le operazioni contro Hezbollah, secondo un quotidiano statunitense. Specialisti in armamenti hanno riconosciuto le scie di fumo tipiche di questa sostanza chimica proibita, il cui potenziale incendiario mette in gravissimo pericolo le popolazioni.

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