Doppia bufera etica su Capitol Hill: Swalwell e Gonzales si dimettono in poche ore
Accusati di molestie e violenze, i due deputati lasciano il seggio. La corsa in California diventa una roulette, mentre i repubblicani perdono un altro seggio in bilico. L’America politica vacilla.

In una sola serata, Capitol Hill ha assistito a un doppio, fragoroso addio. Il democratico della California Eric Swalwell e il repubblicano del Texas Tony Gonzales hanno annunciato le dimissioni dal Congresso a poche ore di distanza, travolti da accuse di violenza e molestie sessuali che non lasciano scampo a nessuno schieramento. Swalwell, figura di spicco del partito e già candidato alle presidenziali, ha gettato la spugna dopo che un’ex collaboratrice lo ha accusato di stupro, mentre altre tre donne hanno denunciato molestie e messaggi espliciti. Gonzales, dal canto suo, ha ceduto alla pressione bipartisan per una relazione con una staffer poi morta suicida. L’impatto mediatico è stato immediato e globale: dalla stampa elvetica, che parla di «casse-tête inattendu» per i democratici, agli osservatori asiatici, che vi leggono un sintomo di fragilità istituzionale.
La parabola di Swalwell è particolarmente rovinosa. Dopo aver sospeso la campagna per la carica di governatore della California – Stato che ha un PIL superiore a quello del Giappone e un peso geopolitico da nazione – il deputato ha dovuto affrontare l’apertura di un’inchiesta della Commissione etica della Camera e le indagini del procuratore di Manhattan. La moglie Brittany Watts, finora rimasta nell’ombra, non ha commentato. L’episodio ha scatenato il fuggi fuggi degli alleati: il senatore Ruben Gallego, suo amico e compagno di una vecchia foto a torso nudo riesumata dai critici, ha preso le distanze senza esitazione, dichiarando di credere alle accusatrici. Il marito di un’altra vittima, l’influencer Ally Sammarco, ha minacciato azioni legali se Swalwell proverà a screditarla.
Le due dimissioni, per quanto dettate da vicende personali, producono ripercussioni politiche profonde. La maggioranza repubblicana alla Camera, già risicata, perde un voto in Texas e si avvicina alla paralisi legislativa. In California, l’uscita di scena del favorito democratico scompagina una corsa già affollata e potrebbe persino spalancare ai repubblicani le porte del ballottaggio generale in uno degli Stati più progressisti d’America. A beneficiarne, secondo gli analisti, saranno l’ex deputata Katie Porter e il miliardario Tom Steyer, mentre da più parti si invoca un ritorno in campo di Kamala Harris, malgrado i dubbi sulla sua vocazione presidenziale.
Al di là delle manovre di palazzo, l’episodio segna un passaggio traumatico per la cultura politica americana. A trent’anni dall’era Clinton e a quasi un decennio dal movimento #MeToo, il Congresso mostra di non aver ancora metabolizzato una vera tolleranza zero. L’espulsione senza giusto processo, evocata come extrema ratio, lascia cicatrici sia nei ranghi democratici sia in quelli repubblicani. Per l’Europa, che osserva con il fiato sospeso la tenuta delle istituzioni d’oltreoceano, la lezione è amara: la credibilità della leadership globale si misura anche dalla capacità di sanare, senza spettacolarizzare, le proprie ferite morali.
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