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mercoledì 3 giugno 2026 · Edizione delle 10:00 CET

Dazi Usa su 60 Paesi per il lavoro forzato: la nuova offensiva di Trump

L'USTR propone tariffe aggiuntive del 10-12,5% su 60 economie, dalla Cina all'Ue, dopo un'inchiesta sulla mancata proibizione delle importazioni da lavoro forzato. La misura, non ancora definitiva, riaccende le tensioni commerciali globali.

Economia19 testate10 lingue2 min letturaAgg. 13:24

L'amministrazione Trump ha proposto nuovi dazi su sessanta economie accusate di non contrastare adeguatamente l'importazione di beni prodotti con lavoro forzato. L'Ufficio del Rappresentante per il Commercio (USTR), guidato da Jamieson Greer, ha concluso le indagini avviate ai sensi della Sezione 301 del Trade Act del 1974, raccomandando tariffe aggiuntive del 10 o 12,5 per cento. La misura, ancora soggetta a consultazione pubblica, segna un nuovo capitolo nella strategia protezionistica americana, dopo che la Corte Suprema aveva bocciato il precedente sistema di dazi generalizzati.

La proposta distingue due fasce: un 10 per cento per paesi come Canada, Messico, Unione Europea, Regno Unito e Taiwan, che avrebbero adottato misure parziali; un 12,5 per cento per Cina, India, Giappone, Corea del Sud, Brasile, Svizzera e Australia, giudicati del tutto inadempienti. Fanno eccezione i beni conformi all'accordo USMCA per Canada e Messico, mentre per il Brasile restano esclusi prodotti siderurgici e donazioni. Secondo il rapporto dell'USTR, l'India "non ha imposto né fatto rispettare un divieto di importazione di beni da lavoro forzato", e analoghe critiche vengono mosse a Pechino e a molte economie asiatiche.

Le reazioni sono state immediate. Da Nuova Delhi, dove sono in corso negoziati per un accordo bilaterale, fonti governative assicurano un dialogo costante con Washington, mentre Canberra parla di "dazi ingiustificati". In Brasile, l'indagine cita esplicitamente la presenza di lavoro forzato nella filiera bovina, con il 90% della carne congelata esportata verso paesi sotto scrutinio. La Svizzera, colpita dal 12,5%, rientra nel gruppo di nazioni che non avrebbero proibito l'import di merci sospette, una mossa che secondo gli analisti europei rischia di incrinare ulteriormente le relazioni transatlantiche.

La scelta di riesumare la Sezione 301, strumento legislativo degli anni Settanta, rivela la determinazione a ricostruire un arsenale tariffario su basi legali più solide dopo lo stop dei giudici. Tuttavia, la genericità dell'accusa – la "mancata proibizione" – e l'ampiezza dei target (che coprono oltre il 70% del commercio estero statunitense) alimentano il sospetto di un uso strumentale dei diritti umani a fini protezionistici. Mentre si attende il periodo di commenti pubblici e le possibili udienze, i mercati e le cancellerie di mezzo mondo restano in allerta: ciò che Washington presenta come una battaglia per la concorrenza leale potrebbe trasformarsi nell'ennesimo fronte di una guerra commerciale senza quartiere.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa latinoamericana · mercatoStampa atlantica / anglosfera · economicaStampa indiana e sudasiaticaStampa europea continentale · dach_plus
Stampa latinoamericana/ mercatoallarmescetticismo

Washington minaccia nuove tariffe contro Brasile e Messico con l'accusa di lavoro forzato. I prodotti brasiliani potrebbero essere colpiti da un dazio aggiuntivo del 12,5%, anche se sono previste esenzioni per alimenti e minerali. Si tratta dell'ennesima escalation commerciale che colpisce le economie latinoamericane.

Stampa atlantica / anglosfera/ economicapragmatismoscetticismo

L'amministrazione Trump propone nuovi dazi contro 60 partner commerciali, invocando il lavoro forzato, per rilanciare l'agenda protezionista dopo le sconfitte alla Corte Suprema. La misura mette alla prova la Sezione 301 del Trade Act e potrebbe innescare dispute all'OMC. Seguirà un periodo di commento pubblico prima dell'adozione definitiva.

Stampa indiana e sudasiaticavittimismoindignazione

Mentre India e Stati Uniti portano avanti i colloqui per un accordo commerciale bilaterale, Washington minaccia un dazio del 12,5% sui prodotti indiani con l'accusa di lavoro forzato. New Delhi respinge le accuse e si dichiara impegnata nel dialogo, ma l'iniziativa getta un'ombra sui negoziati.

Stampa europea continentale/ dach_plusscetticismodistacco

Dopo il rovescio alla Corte Suprema, gli Stati Uniti propongono dazi del 12,5% sulla Svizzera e del 10% sull'Unione Europea, accusandoli di carenze nella lotta al lavoro forzato. Gli osservatori vedono nella mossa un tentativo di aggirare i vincoli giuridici per mantenere una politica commerciale aggressiva.

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