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Carney conquista la maggioranza: per i liberali canadesi un anno di potere assoluto

Con le vittorie elettorali a Toronto il premier Mark Carney raggiunge 173 seggi. Fine dei governi di minoranza, mano libera per le riforme economiche in risposta alla minaccia commerciale statunitense.

Politica10 testate2 lingue3 min letturaAgg. 09:40

A un anno esatto dal suo insediamento a sorpresa, Mark Carney ha finalmente varcato il Rubicone della maggioranza parlamentare. Lunedì sera i due collegi torontini di Scarborough-Sud-Ovest e University-Rosedale, storiche roccaforti liberali, hanno confermato i candidati governativi con percentuali plebiscitarie — Danielle Martin ha sfiorato il 65% a University-Rosedale, Doly Begum ha superato il 70% a Scarborough — portando il Partito Liberale a quota 173 seggi su 343, uno in più della soglia minima per governare senza l’appoggio delle opposizioni. Il risultato del terzo seggio in palio, a Terrebonne nel Québec, non era ancora definitivo, ma non potrà ormai modificare l’aritmetica che consegna a Carney un’inedita libertà di manovra fino alla scadenza naturale della legislatura, nell’ottobre del 2029.

La maggioranza non è frutto di un’elezione generale, bensì di un paziente lavoro di rammendo politico durato mesi. Giunto al governo nella primavera del 2025 con un esecutivo di minoranza, l’ex governatore della Banca del Canada e della Banca d’Inghilterra ha governato fin dall’inizio come se i numeri fossero già dalla sua parte, agevolato da cinque passaggi di campo di deputati dell’opposizione — l’ultimo, quello della conservatrice Marilyn Gladu, ha fatto gridare allo scandalo. Secondo gli osservatori nordamericani, il transfughismo è stato un “colpo allo stomaco” per i Tories, moralmente riprovevole ma politicamente decisivo. Si chiude così una lunga stagione di governi minoritari: dal 2019 Justin Trudeau aveva dovuto negoziare ogni provvedimento con l’NDP, firmando un accordo di fiducia che aveva portato a concessioni su assistenza all’infanzia, cure dentarie e farmaci. Carney si emancipa da quei vincoli e ottiene la prima maggioranza liberale in sei anni.

Dalla prospettiva europea, il rafforzamento di Carney è letto come un’opportunità per accelerare le riforme con cui proteggere l’economia canadese dalle pressioni tariffarie degli Stati Uniti. L’ex banchiere centrale può ora dispiegare un’agenda legislativa senza dover mercanteggiare con i partiti minori, in un contesto in cui le dichiarazioni di Ottawa sul raggiungimento dell’obiettivo NATO del 2% del PIL nella difesa lasciano scettici tanto gli alleati quanto gli avversari. Sul fronte asiatico, la stampa di Pechino osserva che la maggioranza assoluta consentirà a Carney di consolidare la propria leadership e di gestire con maggiore autonomia la complessa triangolazione commerciale tra Cina, USA e Unione Europea, un esercizio di equilibrio reso più agevole dalla certezza di non dover affrontare elezioni anticipate.

A Ottawa ora ci si interroga su come il premier utilizzerà questa inedita solidità. I liberali impiegheranno le prossime settimane a delineare un programma di spesa e riforme che potrebbe ridisegnare il profilo sociale ed economico del Paese. Gli analisti ricordano il precedente del deputato Jack Horner, che negli anni Settanta abbandonò i conservatori nonostante radicali divergenze ideologiche: per i liberali, suggeriscono i commentatori nordamericani, il potere è l’unico valore non negoziabile. Per il lettore italiano, la parabola di Carney — un tecnocrate di rango globale che si trasforma in leader politico a pieno titolo — richiama inevitabilmente il modello Draghi, ma con una differenza sostanziale: ora il banchiere prestato alla politica ha davanti a sé quattro anni per dimostrare che la maggioranza appena conquistata non è soltanto un’astuzia parlamentare.

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