Boom delle materie prime in America Latina: export in crescita, ma rischi di dipendenza
Record di soia in Brasile, petrolio in Colombia, ma da Buenos Aires avvertono: «Con le risorse naturali non basta»

I dati dei primi mesi del 2026 delineano un’America Latina in forte espansione commerciale, trainata quasi esclusivamente dal settore primario. Le esportazioni brasiliane di soia e carni hanno segnato un aumento del 7% nei primi cinque mesi dell’anno, con ricavi della sola soia saliti a 22,9 miliardi di dollari, il 14,5% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. In Colombia, il valore delle vendite esterne di petrolio, carbone e derivati è cresciuto del 14,6% tra gennaio e aprile, contribuendo a un incremento complessivo del 14,5% sul fronte export.
Anche il commercio bilaterale tra Argentina e Brasile mostra segnali positivi, con le esportazioni argentine verso il partner del Mercosur in aumento del 2,8% a maggio – terzo mese consecutivo di crescita – nonostante un calo dell’interscambio totale su base annua. Eppure, dietro la narrazione trionfalistica dei governi, si nasconde una dinamica che allarma gli osservatori: l’economia argentina si sta “primarizzando” sempre più. Secondo Natalio Grinman, presidente della Camera di Commercio e Servizi di Buenos Aires, il paese è passato dall’esportare oltre cinquecento prodotti con vantaggio comparato a un paniere sempre più ristretto di materie prime, un processo che «senza istruzione e sviluppo produttivo» rischia di intrappolare la nazione in una pericolosa dipendenza.
Il fenomeno non è confinato al continente. In Asia, la provincia indonesiana di Giava Occidentale ha registrato un surplus commerciale di 8,9 miliardi di dollari nei primi quattro mesi del 2026, grazie a esportazioni in crescita del 4,15%, ancora una volta dominate dalle commodity non petrolifere. Questa simultanea espansione, che ricorda i super-cicli del passato, solleva interrogativi sulla sostenibilità di un modello basato su risorse esauribili e prezzi volatili.
Se da un lato i governi celebrano l’afflusso di valuta estera, dall’altro le business community locali e gli analisti internazionali mettono in guardia: il boom primario può mascherare un arretramento della competitività industriale e tecnologica. In un’economia globale in cui la creazione di valore passa sempre più dai servizi avanzati e dall’innovazione, l’America Latina rischia di restare fornitore di materie prime, con scarse ricadute occupazionali e una vulnerabilità cronica agli shock dei mercati. La sfida, per Brasilia come per Bogotà e Giacarta, è convertire le rendite del sottosuolo e della terra in investimenti duraturi in capitale umano e infrastrutture. Senza questa svolta, il surplus commerciale di oggi potrebbe rivelarsi il preludio di una nuova dipendenza.
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