Bolivia: poliziotti feriti da armi da fuoco in scontri a San Julián
A San Julián, forze di sicurezza hanno sgominato un blocco stradale usando lacrimogeni, scontrandosi con manifestanti che chiedono le dimissioni del presidente Paz. Almeno quattro agenti sono stati feriti da colpi d’arma da fuoco, uno in gravi condizioni.

Nella mattinata di sabato, un’operazione congiunta di polizia e forze armate per sbloccare una strada strategica a San Julián, nel dipartimento boliviano di Santa Cruz, si è trasformata in un violento scontro a fuoco. Secondo i media latinoamericani, gli agenti hanno fatto ricorso a gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti, che rispondevano lanciando pietre e incendiando copertoni. Nel conflitto, almeno quattro poliziotti sono stati raggiunti da proiettili: uno di loro si trova ricoverato in terapia intensiva per le gravi ferite alla testa.
Le cifre sui feriti variano a seconda delle fonti. Da Buenos Aires giungono notizie di sei agenti colpiti, di cui quattro per arma da fuoco, mentre corrispondenti brasiliani riferiscono di oltre venti persone complessivamente coinvolte nel bilancio dei feriti, comprendente anche diversi manifestanti. L’operazione, iniziata all’alba, ha permesso di rimuovere tronchi e detriti che ostruivano la carreggiata, consentendo il passaggio di alcuni veicoli rimasti bloccati per settimane. La strada in questione è vitale per il trasporto di generi alimentari: non a caso, il blocco rientra in una protesta più ampia che ha paralizzato oltre cento arterie in tutto il paese.
La crisi boliviana va avanti da oltre un mese. Le manifestazioni chiedono le dimissioni del presidente Rodrigo Paz Pereira, esponente di centro-destra eletto nell’ottobre scorso. I manifestanti lo accusano di non aver mantenuto le promesse elettorali e di aver aggravato la situazione economica. La risposta del governo è stata finora di fermezza: le forze di sicurezza hanno intensificato gli sgomberi, ma senza riuscire a spegnere la protesta, che anzi si radicalizza.
L’instabilità della Bolivia preoccupa anche oltreoceano. Analisti economici europei osservano che il paese andino è un attore chiave nell’estrazione del litio, minerale indispensabile per le batterie della transizione verde. Il protrarsi dei disordini potrebbe interferire con le catene di approvvigionamento e spingere al rialzo i prezzi delle materie prime, con ripercussioni per l’industria automobilistica europea. Sul piano diplomatico, Bruxelles segue con attenzione l’evolversi della situazione, nel timore che la turbolenza possa estendersi a una regione già segnata da fragilità democratiche.
Al momento, non si intravedono vie d’uscita. Il presidente Paz ha escluso dimissioni anticipate, mentre i manifestanti sembrano determinati a proseguire i blocchi. La comunità internazionale, finora prudente, potrebbe essere chiamata a un ruolo di mediazione per scongiurare un’ulteriore escalation della violenza.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
La stampa nordica descrive gli scontri in modo distaccato, sottolineando che i manifestanti hanno bloccato sistematicamente le strade in Bolivia e che la polizia, supportata da veicoli militari, ha usato gas lacrimogeni per sgombrare un blocco a San Julián. Durante il confronto i dimostranti hanno lanciato pietre e bruciato pneumatici, e due agenti sono stati portati in ospedale. La cronaca si basa su fonti d'agenzia senza esprimere giudizi espliciti.
La stampa latinoamericana orientata al mercato presenta gli eventi come un'escalation di una crisi lunga un mese, sottolineando la violenza e lo stato d'assedio del governo. Riferisce che lo sgombero di una strada a San Julián ha causato sei poliziotti feriti, uno grave, e almeno 20 feriti in totale, inclusi quattro agenti raggiunti da colpi di arma da fuoco. L'informazione insiste sul caos e sui blocchi che provocano penuria di cibo, medicinali e carburante nelle città, mentre il governo fatica a contenere le proteste.
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