Bitcoin in bilico a 63mila dollari, il private equity frena i riscatti: i mercati alternativi sotto stress
Dopo aver perso metà del valore dal picco di ottobre, il Bitcoin tenta un consolidamento mentre i fondi evergreen limitano le uscite. La vendita di Strategy solleva interrogativi, e si guarda ai dati Fed.

Il Bitcoin si aggira intorno ai 63mila dollari, in un fragile equilibrio che riassume le tensioni dell'intero ecosistema degli asset alternativi. Dopo aver toccato un massimo storico di circa 126mila dollari nell'ottobre del 2025, la criptovaluta ha ceduto oltre la metà del proprio valore, scivolando in una correzione che non accenna a trasformarsi in un rimbalzo convincente. Negli ultimi giorni il prezzo si è mosso tra 62mila e 63.400 dollari, con una volatilità che secondo osservatori mediorientali non basta a dissipare i dubbi: ci si chiede se questa soglia rappresenti una rampa di rilancio o soltanto una pausa prima di un'ulteriore discesa.
Al centro della scena si muove la Strategy di Michael Saylor, la più grande società di tesoreria in criptovalute, che ha spedito segnali contraddittori. Dopo aver sempre dichiarato di non voler mai vendere, ha ceduto 32 Bitcoin per circa 2,5 milioni di dollari a un prezzo medio superiore a 77mila dollari, un'operazione che ha interrotto un silenzio di oltre tre anni. Pochi giorni dopo ha annunciato un nuovo acquisto di 1.550 Bitcoin per 101 milioni di dollari, portando il suo stock a 845.256 unità. La stampa economica israeliana interpreta la mossa come un possibile cambio di strategia che mette in discussione il mantra «mai vendere», mentre le piazze latinoamericane osservano che nemmeno la notizia del riacquisto è riuscita a risollevare le quotazioni, con il Bitcoin scambiato in ribasso del 2% attorno ai 62.300 dollari.
Il disagio non risparmia il private equity tradizionale. Secondo fonti della Svizzera francese, Partners Group ha dovuto limitare al 5% i rimborsi su uno dei suoi maggiori fondi evergreen — un veicolo senza scadenza fissa che gestisce 8,6 miliardi di dollari — dopo che le richieste di uscita nel secondo trimestre avevano sfiorato il 10% del patrimonio. La notizia ha provocato un crollo del titolo in borsa di oltre il 17%. La vicenda getta ombre sul credito privato e sulla capacità di queste strutture di conciliare promesse di liquidità con investimenti illiquidi; un campanello d'allarme che ha subito riecheggiato nei listini europei e che, per analogia, rafforza il clima di cautela verso tutte le asset class più esposte alle inversioni del ciclo finanziario.
L'attenzione adesso si sposta sui prossimi dati sull'inflazione statunitense e sulla riunione della Federal Reserve prevista la settimana successiva, appuntamenti che, secondo l'analisi di osservatori argentini, potrebbero dettare la direzione a breve termine. Ethereum, intanto, ha perso il supporto a 1.700 dollari, e la maggior parte delle altcoin ha ceduto terreno. In Europa, dove il dibattito regolatorio sulle criptovalute è entrato nella fase attuativa del regolamento MiCA, la debolezza del Bitcoin e le crepe nei fondi «evergreen» alimentano un dibattito sulla solidità delle promesse di rendimento che hanno attratto investitori retail e istituzionali. La concomitanza di scosse fra criptovalute e private equity suggerisce che la fase di riprezzamento degli attivi rischiosi avviata con il raffreddamento dei tassi non sia ancora conclusa.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
Il Bitcoin si trova a un bivio: dopo aver toccato un massimo storico di 126.000 dollari nell'ottobre 2025, ha perso quasi metà del suo valore e ora consolida attorno ai 63.000 dollari. Gli operatori sono incerti se questa stabilizzazione rappresenti l'inizio di una nuova ondata rialzista o il preludio di un crollo più profondo.
I crescenti dubbi degli investitori stanno mettendo alla prova la tenuta del private equity. Un grande gestore patrimoniale svizzero ha dovuto limitare i rimborsi da un fondo evergreen di punta dopo che le richieste di uscita avevano raggiunto quasi il 10% degli attivi. Il limite imposto al 5% ha provocato un'immediata caduta del 17% del titolo.
Bitcoin è scivolato nuovamente verso i 62.000 dollari nonostante Strategy abbia annunciato l'acquisto di 1.550 bitcoin per circa 101 milioni di dollari. Il sollievo di inizio settimana si è rivelato effimero e l'asset digitale resta vicino ai minimi recenti, incapace di sostenere un rimbalzo. Anche le altre criptovalute hanno ceduto, con Ethereum che ha perso il supporto a 1.700 dollari.
Il crollo del Bitcoin sta colpendo le 'società-tesoreria' che avevano scommesso forte sulla criptovaluta. Strategy, la più grande tesoreria Bitcoin, ha infranto il proprio mantra 'mai vendere' liquidando 32 bitcoin, aggravando il sentiment negativo dopo un calo del 50%. Il contagio ha raggiunto anche una società quotata a Tel Aviv, mostrando quanto siano cadute in basso le ex stelle di Wall Street.
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