Alexander Zverev spezza la maledizione: a Parigi il primo Slam della carriera
Dopo tre finali perse, il tedesco trionfa in cinque set contro un coraggioso Flavio Cobolli. Per l'Italia resta l'orgoglio di un talento in ascesa.

Alexander Zverev non è più l’eterno incompiuto. Sulla terra rossa del Philippe-Chatrier, il tedesco ha finalmente conquistato il suo primo titolo del Grande Slam, battendo l’azzurro Flavio Cobolli in una finale tanto drammatica quanto imperfetta (6-1, 4-6, 6-4, 6-7, 6-1). Dopo quattro ore e sedici minuti di battaglia, Zverev è crollato sulla terra, in lacrime, liberandosi del peso di tre finali perse e di un’etichetta — quella di miglior giocatore senza Major — che lo perseguitava da anni.
La partita è stata una montagna russa. Zverev ha dominato il primo set, per poi subire il ritorno d’orgoglio di Cobolli, che alla sua prima finale Slam ha mostrato carattere e colpi da campione, strappando il secondo parziale e portando il match al tie-break del quarto, vinto con autorità. Ma il quinto set è stato un monologo tedesco: l’azzurro, provato fisicamente e mentalmente, ha ceduto 6-1, mentre Zverev, pur nervoso, ha saputo gestire i momenti decisivi con la freddezza delle grandi occasioni.
Per l’Italia, la sconfitta non cancella l’impresa. Cobolli, romano, 24 anni, esce da Parigi con il best ranking (numero 10 del mondo) e la consapevolezza di poter recitare un ruolo da protagonista. Secondo gli osservatori italiani, il tennis azzurro vive un momento d’oro: dopo Jannik Sinner, eliminato a sorpresa al secondo turno, è sbocciato un altro talento, capace di infiammare i cuori e riportare la bandiera tricolore in una finale Slam a cinquant’anni dal trionfo di Adriano Panatta. La stampa internazionale ha elogiato la grinta di Cobolli, pur sottolineando i limiti di un gioco ancora acerbo sui palcoscenici più esigenti.
Oltreconfine, l’attenzione si è concentrata sul riscatto di Zverev. I media tedeschi celebrano la fine di un digiuno lungo trent’anni: nessun uomo tedesco vinceva uno Slam dal lontano Australian Open 1996 di Boris Becker, che si è detto «orgoglioso» del suo erede. I commentatori francesi hanno analizzato una finale di qualità altalenante, ma dal pathos innegabile, mentre le testate anglosassoni e iberiche hanno insistito sul superamento della “maledizione” per un giocatore che, a 29 anni, rischiava di passare alla storia come l’eterno secondo.
Questo successo ridisegna gli equilibri del tennis maschile. L’era post-Big Three vede dominare Sinner e Alcaraz, ma Zverev, con il suo primo Slam, si candida a terzo incomodo di lusso. Per Cobolli, la sconfitta è solo un punto di partenza: l’azzurro ha dimostrato di poter competere ad altissimo livello e punta ora alle ATP Finals di Torino. Come ha dichiarato a caldo, «non mi sarei mai aspettato risultati del genere». E il mondo del tennis, da questa domenica, ha una nuova certezza: Alexander Zverev è finalmente un campione a tutto tondo.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
Dopo anni di delusioni, Zverev ha approfittato di un'occasione unica a Roland Garros, senza Sinner o Alcaraz sul suo cammino, per conquistare il suo primo titolo del Grande Slam. Il successo lo toglie dalla lista dei migliori senza un major, anche se qualcuno sottolinea che la strada era più aperta del solito.
Alexander Zverev ha finalmente spezzato la maledizione che lo perseguitava, vincendo Roland Garros al quarto tentativo e liberandosi dell'etichetta di talento senza Slam. In una finale drammatica, il tedesco ha superato un combattivo Flavio Cobolli per realizzare il sogno di una vita e chiudere un capitolo di frustrazioni.
Sul campo dove subì un terribile infortunio, Zverev ha domato i suoi demoni interiori e conquistato il primo Slam in un match al cardiopalma. Il trionfo del tedesco chiude tre decenni di attesa per un campione major maschile del suo Paese e corona un'odissea personale dalla sedia a rotelle alla coppa.
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