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Disoccupazione giovanile e tagli in arrivo: il mondo del lavoro tra riforme e incertezze

Dalla Colombia al Regno Unito, passando per l’Australia, i segnali di un mercato del lavoro in trasformazione sollevano interrogativi sulla tenuta sociale.

Economia9 testate3 lingue2 min letturaAgg. 10:05

Il mercato del lavoro globale mostra crepe sempre più profonde, con i giovani e i neolaureati tra i più colpiti. In Colombia, nonostante un recente calo della disoccupazione generale all’8,5% — ben al di sopra della media OCSE del 5% — il tasso di disoccupazione giovanile resta strutturalmente elevato, un problema che affligge il paese da quasi vent’anni e che la pandemia ha solo esacerbato. Secondo gli osservatori latinoamericani, il modello economico adottato negli ultimi anni non ha saputo creare un ponte efficace tra istruzione e lavoro, lasciando intere generazioni ai margini del sistema produttivo.

Dall’altra parte del globo, nel Regno Unito, un sondaggio condotto dal servizio di conciliazione Acas su mille imprese rivela che un datore di lavoro su tre sta pianificando licenziamenti entro i primi mesi del 2027, con le grandi aziende più propense a tagliare il personale. Un segnale che conferma come l’incertezza economica, aggravata dalle tensioni geopolitiche e dalla transizione digitale, stia spingendo anche le economie mature verso un ripiegamento occupazionale. In Australia, il governo laburista ha avviato una “riforma generazionale” dei servizi per l’impiego, abbandonando l’approccio uniforme per offrire percorsi differenziati a chi cerca lavoro, mentre parallelamente si preparano negoziati salariali complessi per i dipendenti pubblici, con i sindacati che reclamano aumenti superiori al 15% e il governo che invoca prudenza fiscale.

Un fattore meno discusso ma cruciale emerge dall’Asia-Pacifico: il lavoro da remoto, spesso celebrato come conquista di flessibilità, starebbe penalizzando proprio i neolaureati. Secondo dati della Federal Reserve Bank di New York, il tasso di disoccupazione per i laureati sotto i 29 anni è salito dal 3,1% al 3,7% nell’ultimo decennio, mentre per i laureati più esperti è diminuito. La mancanza di mentorship, di reti informali e di apprendistato sul campo, sacrificata sull’altare delle videoconferenze, rischia di cronicizzare l’esclusione dei giovani dal mercato del lavoro.

È un quadro che chiama a una riflessione urgente: se da un lato le riforme strutturali dei servizi per l’impiego e gli investimenti in formazione sono indispensabili, dall’altro occorre ripensare le modalità di inserimento professionale in un mondo sempre più ibrido. La coesione sociale del dopo-pandemia dipenderà dalla capacità di governare queste transizioni senza lasciare indietro le generazioni su cui si fonda il futuro.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa atlantica / anglosfera/ economicapragmatismoscetticismo

Le tendenze del lavoro da remoto, sebbene offrano flessibilità, sono sempre più viste come un ostacolo all'ingresso per i giovani laureati, con la banca centrale regionale che collega un aumento del 20% della disoccupazione tra i sotto i 29 anni al telelavoro. I governi rispondono con riforme strutturali dei servizi per l'impiego, superando obblighi uniformi a favore di percorsi digitali e in presenza differenziati, come mostrano la revisione australiana e le prossime trattative salariali che legano gli aumenti alla produttività.

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La disoccupazione giovanile in America Latina è un fallimento cronico, imputato a una meritocrazia vuota che non offre vere porte d’accesso, mentre la Colombia resta tra i peggiori della OCSE nonostante un tasso ufficiale in calo. La narrazione avverte che importare ricette economiche fallimentari – incarnate dal connubio Milei-Duque – aggraverebbe povertà e informalità, e invoca una svolta strutturale contro il dogma neoliberista.

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L’intelligenza artificiale è stata a lungo usata come comodo capro espiatorio per la debole domanda di neolaureati, ma nuove ricerche indicano il lavoro da remoto come il vero fattore che tiene fuori i giovani dal mercato. Citando i dati della Fed di New York, la stampa sottolinea che è la tendenza al telelavoro, non l’automazione, a escludere i talenti dalle prime opportunità professionali.

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The Mandarin3 giu, 22:23
Channel 4 News3 giu, 22:23
The Canberra Times3 giu, 22:25
La Silla Vacía3 giu, 23:25
The Independent4 giu, 03:26
La República4 giu, 09:39
Media Indonesia4 giu, 04:29
El Colombiano3 giu, 22:26